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Viva la depressione

Sanremo, ecco tutte le canzoni del festival. Un trionfo di amori tristi e lutti

Cristicchi canta di morte, Silvestri di cortei, Elio di sensi di colpa e Gazzè di incomunicabilità: come sono cupi questi big

Sanremo, ecco tutte le canzoni del festival. Un trionfo di amori tristi e lutti

 

di Leonardo Iannacci

Cristicchi che canta la morte, Silvestri che parla di cortei e questurini, Elio che esamina (alla sua maniera) peccati e sensi di colpa, Gazzè che canta l’incomunicabilità, gli Almanegretta che immaginano una via Gluck a Pomigliano e gli altri big sanremesi che ululano amori già finiti e altri mai iniziati. Le 24 canzoni in gara, da noi ascoltate in anteprima, sono all'insegna della malinconia galoppante. Fazio tiene il profilo basso: "Cercheremo di dispensare allegria ma il budget è ridotto. Niente super-ospiti, niente McCartney". Ci saranno i Muse, però. 

 

Ecco tutte le canzoni dell'Ariston: 

ELIO E LE STORIE TESE - In «Dannati forever» vengono vivisezionati i peccati mortali (anche l’onanismo e il «pisello toccato» dall’età dei 6 anni). In mezzo, Elio ci infila  le colpe degli adulteri, dei comunisti, dei sodomiti, dei moderati e dei giornalisti. Ancor più geniale «La canzone mononota» costruita attorno a uno sfavillante gioco musicale ripetuto su un’unica, incessante, nota: il do. 

DANIELE SILVESTRI - Quando in «A bocca chiusa» parla di scioperi e manifestazioni, il compagno Silvestri pare alzare metaforicamente il pugno, di eskimo vestito e con sciarpa rossa avvolto. Cita pure Gaber quando parla di partecipazione.  Nel demo de «Il bisogno di te», solo chitarra e voce, fa il verso a «Salirò», tra dolori, ossessioni e manie.

ANNALISA SCARRONE - È la big più in linea con la storia sanremese: propone due brani intimisti. «In “Scintille” sono divisa tra follia e passione… In “Non so ballare” esprimo un segno di debolezza», spiega. Meritano un ascolto più attento ma sono parse canzoni innocue.

CHIARA GALIAZZO - Tra le più attese,  è troppo scolastica nell’elettro-tango «Il futuro che sarà» ma prenota cascate di televoti con la ballata «L’esperienza dell’amore», cucitale addosso da Zampaglione. Un dubbio: il fattore X la illuminerà all’Ariston?

ALMAMEGRETTA - Canta la mediterranea «Onda che vai» e denuncia in «Mamma non lo sa», moderna versione de «Il Ragazzo del via Gluck» ambientata nella fabbrica Fiat di Pomiglino d’Arco, tra gli spettri incombenti della disoccupazione. Ballata per Marchionne.

MALIKA AYANE - I bookmaker dicono abbia la vittoria in tasca. Giuliano Sangiorgi le ha confezionato la romantica «Niente» e la più intensa «E se poi», nella quale Malika cavalca le note basse e quelle più alte alla maniera di Ornella Vanoni. Cioè bene.

MAX GAZZÈ - In «Sotto casa» un uomo - di Chiesa? - bussa alla porta, suona con insistenza  ma trova solo «silenzio». In «I tuoi maledettissimi impegni», l’amata lavora e basta.  Due brani tosti, cantautoriali, sullincomunicabilità e sulla disperazione cupa.

MARTA SUI TUBI - Rock con sfumature progressive. In «Vorrei» c’è un’amata che non legge Oscar Wilde e ha troppi amici su Fb. Nel tormentone «Dispari»: «Chiedo scusa alla pastorizia perchè con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera».

MARIA NAZIONALE - La più bella voce del Festival incanta con la soave «Quando non parlo» mentre si veste di eccessiva napoletanità in  «È colpa mia», scritta da Peppe Servillo e Fausto Mesolella. Operazione vintage nel rispetto della tradizione melodica italiana.

MARCO MENGONI - Due canzoni pop di livello: «Bellissimo» esalta le curve vocali di Mengoni.  Pronto a esprimere energia e a essere scanzonato come gli riesce raramente. Incide meno in «L’essenziale». Se abbandona la sua seriosità, può  definitivamente sfondare.

MODÀ - Operazione vittoria. Con questo imperativo è stata allestita da Ultrasuoni l’avventura sanremese della band che presenta due canzoni furbe, radiofoniche, arpeggianti ma pare un po’ deboline: «Come l’acqua dentro il mare» e  «Se si potesse non morire». 

RAPHAEL GUALAZZI - La bellissima e orchestrale «Sai», più che il jazz-rock di «Senza ritegno» sbancherà e colpirà al cuore. Caterina Caselli, puntando forte sul vincitore di Sanremo Giovani 2011, ha dimostrato che la musica deve essere prodotta soltanto da chi ne sa.

SIMONA MOLINARI - Che sorpresa: la Molinari, qui accompagnata da Peter Cincotti, canta bene in «La felicità» ma è al top nella swingante e retrò «Dr Jekyll & Mr Hyde» scritta anni fa dal maestro Lelio Luttazzi e poi dimenticata in una cassetto. 

SIMONE CRISTICCHI - La vita dopo la (prima) morte: questo il tema choccante che Cristicchi canta con leggerezza in «La prima volta»: il suo è un paradiso pagano, senza Chiesa, dove si gioca a carte con Pertini e si vedono film di Charlot. Più lieve «Mi manchi».

 

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Commenti all'articolo

  • aifide

    27 Gennaio 2013 - 12:12

    Tu invece non capisci proprio niente che sei di sicuro di sinistra!

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  • routier

    27 Gennaio 2013 - 10:10

    Un Carneade ed una boccuccia dall'educazione oxfordiana. Che tristezza! Ma la RAI pensa di fare ascolti da prima serata?

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  • rugantino

    26 Gennaio 2013 - 23:11

    sono riuscito a sopravvivere questi ultimi 15-20anni, senza festival, non ne sento la mancanza! L'idea di creare programmi di 'contrasto' per ridurre l'audience del festival non è cattiva, si potrebbero per esempio allestire programmi che non siano politici ma che parlino dell'euro, vantaggi e non, tavole rotonde sull'aff..k.. dell'euro e alternative varie; poi ci sarebbe grillo, che avrebbe un forte credito di par condicio, e se il volpone riscattasse quel credito proprio la sera della finale del festival su una tv privata? ki vedrebbe il festival? Non ditelo al grillaccio, sarebbe capace di farlo!!

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  • ryckard56

    26 Gennaio 2013 - 21:09

    non ho mai guardato il festival di sanremo,di certo non inizio quest'anno,con il duo fazio-littizzetto di sicuro sarà uno spot elettorale sinistrese,chissà però ora che gli è capitato fra capo e collo il "bersani d'alema monti mps gate"con che faccia da culo ironizzeranno su berlusconi,mi piacerebbe vederlo.

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