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Scala: Paolo Isotta, non replico a Lissner ma con Tedeschi fu uno scherzo

Roma, 3 feb. (Adnkronos) - "Non replico alle innumerevoli affermazioni diffamatorie intorno al mio lavoro e alla mia carriera che Lissner mi attribuisce. Mi preme pero' precisare che ove Lissner parla di un attentato che avrei effettuato alla Scala ai danni del decano della critica musicale, il mio carissimo amico Rubens Tedeschi, che la storia ando' in questi termini: nel foyer della Scala lo apostrofai affettuosamente, chiamandolo 'amore mio', come si usa presso noi meridionali, intendendo 'carissimo amico'. E Rubens, altrettanto scherzosamente, mi rispose fingendo di darmi uno schiaffo. Ando' cosi', come si evince anche dai giornali dell'epoca". Lo dice all'Adnkronos il critico musicale del Corriere della Sera, Paolo Isotta, replicando alla lettera del sovrintendente del Teatro alla Scala, Stephane Lissner, pubblicata oggi sul quotidiano milanese.

Lissner, nella sua lettera al direttore del Corriere, risponde a sua volta al corsivo di Ferruccio De Bortoli, dal titolo "La porta chiusa della Scala al critico del Corriere", nella quale De Bortoli riferiva del 'divieto' posto a Isotta che "non potra' piu' entrare" alla Scala per "decisione del sovrintendente dopo un articolo non proprio benevolo nei confronti di Daniel Harding e, indirettamente, di Claudio Abbado. Chi scrive, al contrario del suo critico - commentava il direttore del Corriere - ama entrambi i direttori d'orchestra, l'allievo e il maestro, ma ha sempre ritenuto e ritiene che la liberta' di critica sia sacra purche' non scada mai nei toni e nei contenuti".

Oggi nella risposta, Lissner precisando che "la Scala non chiede la testa di Isotta, ne' l'ha mai chiesta", sostiene pero' che Isotta "ha deciso di condurre campagna personali di natura diversa da quella della critica musicale, e di usare i suoi articoli non come momenti di riflessione, ma come strumenti di potere, come armi 'contro' qualcosa o qualcuno, istituzioni e artisti". E ricorda alcuni "eccessi" di Isotta, fra questi l'episodio che vedeva protagonista "il decano dei critici italiani" che insieme "ad alcuni colleghi anche piu' anziani sono stati schiaffeggiati pubblicamente". Da qui la precisazione di Isotta sull'episodio.

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