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Perché i cardinali vestono di rosso (ma forse è solo fashion)

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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L’abito dei cardinali è senza dubbio il più bello e suggestivo di tutto l’abbigliamento ecclesiastico: quel rosso vivo - che spicca in una fascia sulla tonaca nera, o abbaglia nella veste tradizionale con un lampo drammatico - parla di martirio, di fuoco, di coraggio. Non a caso, la formula con cui il pontefice nomina i principi della Chiesa recita: "Ricevi questo galero (il cappello n.d.r.) rosso; esso significa che fino alla effusione del sangue ti devi mostrare intrepido per l'esaltazione della fede, la pace e la prosperità del popolo cristiano, la conservazione e l'accrescimento della S. Chiesa".

Effusione del sangue? Intrepida esaltazione della fede? Siamo sicuri che la formula sia stata ben tradotta dal latino? No, perché di fronte allo smantellamento pezzo pezzo del Cattolicesimo,  come se fosse una vecchia petroliera in disarmo, dai Signori Cardinali non proviene un fiato.

Gli unici ad aver timidamente sollevato dei Dubia sull’enciclica di Bergoglio Amoris laetitia erano stati, nel 2016, i cardinali Burke, Brandmüller, Caffarra e Meisner. Essi chiedevano delucidazioni su quel documento “di adamantina chiarezza” grazie al quale in Germania oggi si dà la Comunione ai divorziati risposati e, ad esempio, in Polonia no. Come se non si trattasse del Corpo transustanziato di Cristo, ma di una tradizione gastronomica locale, tipo gli austriaci che mettono la marmellata sulla cotoletta e gli italiani no.

Ebbene, a questi Dubia dei cardinali, espressi con toni mitissimi e filiali, Francesco non ha neanche risposto. Punto, fine della storia. Burke e Brandmueller (gli unici sopravvissuti) appena hanno visto che la stampa mainstream li bersagliava un pochino, si sono rinchiusi in uno sdegnato silenzio e fine della questione.

Il cardinale Sarah? Quello che sembrava un baluardo dell’ortodossia, il bronzeo guardiano della liturgia, poi ha firmato qualsiasi innovazione gli avesse sottoposto Bergoglio: ha ceduto su tutto.

Per il resto? Basta. Fine.

Nonostante i pomposi titoli accademici ed ecclesiastici, i loro voluminosi trattati di teologia, gli stemmi con le nappe, sono sette anni che duecento cardinali accettano senza batter ciglio le predicazioni di un laico neoariano come Enzo Bianchi; le confessioni del Card. Danneels sulla Mafia di San Gallo; le rivelazioni di Mons. Viganò; le dimissioni di Ratzinger piene di errori grammaticali e canonici; la divinità pagano-satanica Pachamama intronizzata a San Pietro; il tentativo di aprire il diaconato alle donne; le acrobazie dialettiche per negare i dogmi mariani; la “Madonna sollievo dei migranti”; la Madonna “meticcia” che “aveva educato male Gesù” il quale  “era sporco” e “faceva lo scemo”; il “chi sono io per giudicare”; gli schiaffi alle cinesi e i pugni promessi agli insolenti; i genitori prolifici come conigli; gli apprezzamenti degli amici massoni e la Fratellanza universale; la passione per l’Islam e i baci agli Imam; gli affreschi omoerotici nella cattedrale di Terni; la pizza e la porchetta servita in chiesa; Lutero riabilitato e la protestantizzazione della messa; il ragazzo autistico all’inferno; il Nuovo Ordine Mondiale dell’enciclica Fratres omnes; i baci sui piedi ai presidenti africani e il rifiuto di inginocchiarsi davanti al Santissimo; le interviste a Scalfari con l’inferno che non esiste, con Cristo che era solo un uomo e le anime dannate che si auto-annullano; la cassa integrazione ai travestiti e l’elettricità riattaccata agli spacciatori; le reliquie danneggiate; i crocifissi a falce e martello e quelli antichi spaccati dall’acqua; il cambiamento del Padre Nostro; la vigna di Benedetto sradicata; le ingerenze e le partigianerie politiche; Fabio Fazio doctor angelicus e le lettere di stima a Casarini; le scimmie proiettate su San Pietro; i rosari sull’orecchio; la negazione della traslazione della Santa Casa di Loreto, il rifiuto del titolo di Vicario di Cristo, le mistificazioni su San Francesco e una teoria infinita di inversioni, rivoluzioni, negazioni, ribaltamenti, mutamenti gratuiti di una fede che si era conservata per 2000 anni pressoché intatta grazie a uomini che hanno tenuto duro, che si sono fatti torturare, bruciare, mangiare dai leoni, squartare, decapitare etc. pur di preservare quello che ritenevano essere il messaggio perfetto donato direttamente da Dio. Santi, in una parola, di fronte ai quali anche gli atei e i massoni si devono togliere il cappello.

E oggi? Bergoglio ha appena avallato quello che la Scrittura e il Catechismo della Chiesa cattolica definiscono da 2000 anni “il peccato di Sodoma”, “un disordine che non può essere in nessun caso approvato” … e nessuno di questi cardinali, neanche quelli rimasti cattolici, che abbia osato rischiare un filo della propria  veste rossa.

L’unico pigolio è provenuto dal cardinale Burke per il quale “le parole attribuite a Papa Francesco non corrispondono al costante insegnamento della Chiesa”. Come se fosse normale che un papa, tra una chiacchiera e l’altra, si lasci sfuggire qualcosa CONTRO il magistero cattolico o che gli si possano attribuire impunemente madornali eresie. Come se il depositum fidei potesse adattarsi ai tempi e alle mode, magari chiedendo consiglio a Fedez su quale sia l'ultima tendenza.

Il punto non è il merito della questione: si può essere più o meno favorevoli alle unioni civili, ma se un ecclesiastico si è stufato del Cattolicesimo  e vuol mettere in piedi una nuova religione catto-ecologista-gay friendly se la deve costruire da solo, dall’inizio, rimboccandosi le maniche, come fanno i pastori americani. Non è corretto farsi eleggere capo di un “organismo ospite” per poi mutarlo geneticamente dall’interno.

E se altri ecclesiastici hanno GIURATO di difendere alcuni principi ben precisi - giusti o sbagliati che siano - se sono anche lautamente stipendiati per questo, devono farlo, oppure si dimettano. Cioè, questa dovrebbe essere la BASE.

Hanno preso di petto Bergoglio semplici monaci come De Kredek e Kelly, preti come don Minutella, don Bernasconi, don Roncaglia, don Martinez, don Dornelles, monsignori come Antonio Livi, vescovi come Lenga, Gracida,  arcivescovi come Mons. Viganò, il quale si è dovuto dare alla macchia. Qui l’approfondimento.

Eppure i loro superiori vestiti di rosso, i “principi della Chiesa”, quelli che avrebbero dovuto “versare il sangue per la Fede”, fanno finta di niente, oppure si occupano di investimenti immobiliari.

MA VALE LA PENA? Alla fine, i cardinali sono tutti benestanti (qualcuno anche troppo, come si è visto): potrebbero ben dire quel che c’è da dire e poi, semmai, scappare alle Bahamas.

Peraltro, sono in gran parte persone anziane, prossime a dover fare i conti con il Principale (sempre se ci credono ancora). Tanto valeva chiudere in bellezza con un atto, non diciamo di eroismo, ma almeno di DIGNITA’.

Se Dio c’è, ed è davvero quello cattolico, non sarà affatto contento di loro. Proprio per niente.

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