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Sergio Mattarella, Giovanni e il "ciuffo": non crederò mai all'errore. Evviva, presidente

Andrea Tempestini
Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, a "Libero" dal 2010, caporedattore e digital editor di Liberoquotidiano.it. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky.

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"Come? Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io. Quindi...".
Sergio Mattarella

L'assunto è che non crederò mai nemmeno per un secondo e neppure se me lo dimostrassero (e non so come) al fatto che quanto segue sia vero: "Per un errore di trasmissione l'ufficio stampa del Quirinale ha inviato ai media un file sbagliato contenente alcuni fuori onda del Presidente Mattarella. Ce ne scusiamo con gli operatori dei media e i telespettatori". Trattasi della nota diffusa dal Quirinale per "giustificare" il fuori onda del "ciuffo" di Sergio Mattarella. Scuse di cui in verità non si avvertiva alcun bisogno. Perché, questo il mio assunto, trattasi di scuse false. Mi spiego: non crederò mai nemmeno per un secondo e neppure se me lo dimostrassero che quel video sia trapelato per errore. Un fuori onda del Capo dello Stato non ha precedenti nella storia della Repubblica, ipotizzavo subito dopo averlo visto per poi ottenere definitive conferme al riguardo leggendo qua e là: no, al Quirinale non hanno sbagliato file, hanno scelto di diffondere quel file. Ed è stata una scelta sublime, meravigliosamente appropriata, perfetta.

Sempre circoscrivendo il perimetro dell'analisi alla "storia della Repubblica", suppongo ci sia discreta concordia sul fatto che quanto sta accadendo in questi giorni sia la pagina più nefasta che sia mai stata scritta. Molto peggio della crisi. Molto peggio dei giorni più cupi e truculenti di stragismo e brigatismo, dove in fin dei conti la vita delle persone che non ci lasciavano le penne non cambiava granché o non cambiava affatto. E nel bel mezzo della scrittura di questa nefasta pagina di storia italiana, con cravatta a pois rigorosamente storta, un Mattarella mai così eccezionale ha scelto - deve averlo fatto, lo ha fatto, - di condividere quella piccola porzione del suo tempo "privato". Alle spalle i fasti del Quirinale e in primo piano un piccolo ciuffo ribelle. "Giovanni, mi fa rivedere il momento in cui mi diceva del ciuffo?", "Certo presidente"; "..."; "Giovanni, mandi questa di cassetta (per me il presidente dice "cassetta", non file, nda)", "Perché presidente?", "Si fidi di me". Suppergiù è andata così, ne sono sicuro.

Ne abbiamo parlato tutti quanti, da subito. Ci ha fatto ridere o sorridere. Quel video ha generato una clamorosa empatia: "Giovanni", il ciuffo ribelle, la mano che prova ad accomodare la folta chioma bianca, le labbra del presidente come sempre serrate e quel mezzo sorrisetto, "non vado dal barbiere neanche io". Anche Mattarella resta a casa. Anche da una magnifica stanza del Colle a tinte cupe e con strategica&suggestiva abat-jour illuminante su sfondo destro, il Mattarella ultra-umanizzato ci ricorda che tutto sommato siamo tutti a un livello "esistenziale" simile e con comparabili livelli di paranoie. Dico "ultra-umanizzato" e non semplicemente "umanizzato" perché, non so cosa ne pensiate voi, ma il Presidente - al netto delle valutazioni politiche e nonostante la frugale moderazione nell'indulgere alle parole - mi è sempre parso molto "umano". Anche prima di Giovanni e del ciuffo.

Un'ultima considerazione riguarda i libri di storia. Ieri sera si parlava dell'ovvio, ossia del fatto che il coronavirus tra due, tre o quattro secoli (anche se i libri probabilmente non esisteranno più) verrà studiato da bimbi, ragazzi e adulti. Ieri sera poi ci si interrogava su quali altri fatti, dal 2000 in poi, saranno studiati tra due, tre o quattro secoli (le conclusioni di questo discorso, qui, non sono pertinenti). Però io ho pensato (e questo è pertinente) che tra due, tre o quattro secoli, in quelli che saranno i "libri" di storia, ci sarà un boxino, un rettangolino di quelli con sfondo celeste: "La curiosità". Testo: "Il 27 marzo 2020, nella giornata in cui si registrò il più alto bilancio di vittime di coronavirus in Italia, per la prima volta dalla nascita della Repubblica trapelò un fuori onda del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Nel video, Mattarella si rivolgeva a un suo assistente ricordandogli che anche a lui era preclusa la possibilità di recarsi da un barbiere (l'assistente aveva fatto notare al Presidente un "ciuffo" fuori posto). Il video ottenne una rapidissima diffusione e riscosse grande apprezzamento da parte della popolazione, offrendo a un Paese ferito un attimo di distrazione e un'occasione per identificarsi con le istituzioni, al centro di molteplici critiche a causa della gestione dell'emergenza. Mesi dopo, il Quirinale confermò che quel video fu diffuso di proposito, sia per strappare un sorriso in un momento cupo (queste le parole di Mattarella, ndr), sia per ribadire la necessità di non uscire dalle proprie abitazioni".

Evviva Mattarella, il quale poche ore fa - con quel fuori onda - ha scritto un piccolo pezzetto di Storia.

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