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Laura Castelli, le mascherine-fashion? Non gaffe, ma insulto: così ci dà degli idioti

Andrea Tempestini
Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, a "Libero" dal 2010, caporedattore e digital editor di Liberoquotidiano.it. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky.

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"Mancano le mascherine perché gli italiani le vogliono griffate e personalizzate"
(Laura Castelli, Live-Non è la D'Urso)

Ops, ha fatto un ruttino. Non si tratta di bimbo, ma della gaffeur Laura Castelli, la grillina che quasi-che-quasi insidia il totem-Toninelli. Insomma, col ruttino la Castelli derubrica le lamentele di chi non trova mascherine (a 0,50 cent, s'intenda) a capriccio fashion: non è che non si trovino, è che quelle che si trovano per gli italiani sono troppo poco cool. Roba da mani nei capelli, anche se esce dalla bocca di chi disse - giusto un paio di citazioni in ordine sparsissimo - che "i tassi dei mutui non dipendono dallo spread", di chi parlò di "sciopero pagato dallo Stato" e di chi a precisa domanda su cosa avrebbe votato a un ipotetico referendum sull'Italexit rispose con uno sconcertante "non lo so". Il punto è che questa robaccia partorita dalla Castelli sulle mascherine è molto peggio: le gaffe citate sono frutto di impreparazione, quella sulla mascherina-fashion è frutto del pregiudizio. Chi sostiene qualcosa del genere, a mio modestissimo avviso, pensa che gli italiani siano dei coglioni (pardon per il termine, ma rende l'idea). E farsi dare dell'idiota dalla Castelli, insomma, non mi va.

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