Una volta era il parrucchiere (coiffeur per le parigine). Oggi si chiama hair stylist e va ben oltre un taglio e una messa in piega. Intuizione, studio delle proporzioni, scelta dei colori, disciplina delle mani e infine la forma: inattesa, teatrale, perfettamente compiuta. È in questo passaggio quasi alchemico dall’idea alla creazione che Beautick riconosce la propria identità. Dal primo al 3 novembre Milano ha ospitato la decima edizione di Selected by Day, l’appuntamento annuale con cui la luxury beauty company fondata nel 1993 riunisce la propria community internazionale.

Tre giornate dedicate alla formazione, alla ricerca e alla condivisione, costruite attorno a un principio molto italiano: la tecnica raggiunge la sua espressione più alta quando incontra la sensibilità artigianale. «È un laboratorio del savoir-faire che porta il Made in Italy sulla scena internazionale», spiega Beppe D’Elia, Ceo e founder di Beautick. Una definizione che racchiude la natura dell’evento: accademia professionale, luogo d’incontro e palcoscenico creativo, nel quale l’hairstyling supera la funzione di servizio per diventare linguaggio.

Il tema scelto per il 2026? L’universo dei pianeti, una geografia celeste tradotta in volumi, colori, superfici e suggestioni materiche. Il cosmo come territorio per sperimentare nuove forme di bellezza. La prima giornata è stata dedicata al prêt-à-porter e ai master Beautick, professionisti cresciuti all’interno del brand e interpreti di una filosofia fondata sulla personalizzazione. «Non esiste una tendenza, ogni creazione racconta una bellezza contemporanea e portabile, dove il lavoro di ricerca non ne cancella l’identità individuale», racconta D’Elia. Per Beautick, infatti, ogni progetto nasce dall’ascolto della persona: il virtuosismo tecnico acquista valore soltanto quando riesce a mettersi al servizio di chi lo indossa. Il secondo giorno ha spostato il racconto verso la couture: protagonista Beppe D’Elia che ha immaginato sette teste artistiche ispirate ad altrettante visioni planetarie. Costruzioni complesse, concepite come autentici pezzi unici: ciascuna sviluppata attraverso un processo di progettazione che ha coinvolto equilibrio, materia, geometria e dettaglio. Qui il capello è diventato fibra da scolpire, architettura effimera, superficie sulla quale la luce disegna prospettive sempre diverse. La couture, del resto, non coincide semplicemente con l’eccesso scenografico. È un’attitudine che avvicina l’hairstyling all’alta moda e restituisce centralità alla manualità in un’epoca sempre più sedotta dalla velocità.





