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La pistola fumante contro Joe Biden

Glauco Maggi
Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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La pistola e’ davvero fumante, e vedremo come i media la nasconderanno. CNN e New York Times - e tutti gli altri - hanno sempre accettato per buona la affermazione di Biden che diceva di non aver mai parlato con il figlio Hunter sull’incarico di quest’ultimo nel consiglio della societa’ ukraina del gas naturale Burisma, mentre Joe era il vicepresidente e uomo di punta di Obama a Kiev. Ora un esplosivo scoop del New York Post ha rivelato che Joe Biden, su richiesta di Biden junior, ha incontrato Vadym Pozharskyi nell'aprile 2015 a Washington D.C. .

Pozharsky era un executive della societa’ Burisma che nel 2014 aveva assunto Hunter con un contratto quinquennale da 50mila dollari al mese (o 83 mila, secondo altre fonti).  L'incontro è emerso da una e-mail di ringraziamento che, secondo il New York Post in possesso di questa e di tante altre email che illustrano l’affaire, che il membro del consiglio di amministrazione Vadym Pozharskyi ha inviato a Hunter Biden il 17 aprile 2015, un anno dopo che Hunter era entrato nei ranghi della compagnia. “Caro Hunter, grazie per avermi invitato a Washinghton DC e per aver dato l'opportunità di incontrare tuo padre e di aver passato un po 'di tempo insieme. È stato realmente un onore e un piacere ", si legge nell’email. Una precedente lettera  del maggio 2014 mostra la natura del rapporto tra i due, che e’ un caso di scuola di come funziona il “conflitto di interessi”.  “Caro Hunter, facendo seguito  ai nostri colloqui durante la visita sul lago di Como e in successive occasioni, vorrei portare la seguente situazione alla tua attenzione….Urgentemente abbiamo bisogno il tuo consiglio, gli scrive Pozharskyi , su come tu possa usare la tua influenza per far arrivare un messaggio/segnale eccetera, per stoppare cio’ che noi consideriamo azioni politicamente motivate”.

Hunter era strapagato dalla Burisma, che era sotto inchiesta della procura ukraina, ed era il figlio del vicepresidente americano. E’ dallo stesso Joe che sappiamo come e’ finita: lo ha raccontato lui al Consiglio delle Relazioni Internazionali a New York nel 2018, quando si e’ vantato pubblicamente di aver ricattato il governo ucraino - sappiamo adesso -  per conto della ditta del figlio. Otto mesi dopo che Pozharskyi aveva  ringraziato Hunter per aver organizzato il meeting con Joe, il vice di Obama in visita a Kiev  fece pressioni sull’allora presidente ukraino Petro Poroshenko e sul primo ministro Arsenyi Yatsenyuk, affinche’ licenziassero il procuratore generale Viktor Shokin che stava indagando sulla Burisma e aveva in programma di interrogare i membri del board, compreso Hunter. “Ho detto loro’, ha raccontato Biden padre nel 2018, “io sto per prendere l’aereo tra sei ore. Se il procuratore non viene licenziato, voi non avrete i soldi”. Il riferimento era al miliardo di dollari in prestiti che erano stati garantiti dagli USA in un incontro precedente del dicembre 2015. “Bene, quel figlio di buona donna Shokin e’ stato cacciato”, fece lo sbruffone Biden. Lui sosteneva che il suo intento era di combattere la corruzione in Ukraina, ma perche’, allora, ha sempre negato di aver parlato mai con Hunter della Burisma? Quella frase su Shokin, alla luce delle email a Hunter di Pozharskyi, e’ diventata una prova devastante del rapporto corrotto: il padre potente, il figlio coperto di dollari, e la Burisma che ottiene quello che vuole. 

Il Senato Usa sta gia’ indagando sulla documentazione, che e’ emersa da un laptop con il contrassegno della Fondazione “Beau Biden Foundation”, intitolata al fratello di Hunter  morto anni fa. Il computer era stato portato per essere riparato in un negozio del Maryland, lo stato di Biden, e abbandonato li’. Il proprietario del negozio ha tentato invano di rintracciare il cliente e alla fine ha consegnato il Mac Pro alle autorita’, conservando pero’ copia dell’hard disk. In seguito, il duplicato e’ stato dato all’avvocato di Rudy Giuliani, che da tempo indaga sulle mosse affaristiche dei Biden in Ucraina, ima anche in Iraq e in Cina. E adesso la miniera dello scandalo comincia a dare le sue pepite. Senza disporre della pistola fumante emersa solo ora, nel mio libro “Il Guerriero Solitario- Trump e la Mission Impossible”, uscito a fine agosto, avevo avvertito degli scheletri nell’armadio di Joe. Nel capitolo “Il ‘consulente’ Hunter, figlio di Joe Biden, coperto d’oro in Ucraina”, ho scritto: “Per cinque anni, dal 2014 al 2019, Hunter Biden ha percepito uno stipendio di 83.000 dollari al mese come membro del Consiglio di amministrazione e ‘consulente’ dell’azienda petrolifera ucraina Burisma, che l’ha assunto soltanto perché figlio di Joe, vicepresidente di Obama con delega per l’Ucraina. Per i democratici quel Paese avrebbe dovuto essere la tomba dell’Amministrazione Trump con l’impeachment, avviato dalla telefonata al neopresidente Volodymyr Zelens’kyj e poi fallito. Ora, ed è il secondo contropiede dopo il Russiagate, i repubblicani cavalcano lo scandalo di Biden che ha fatto coprire d’oro il figlio Hunter da un’azienda parastatale dell’Ucraina: smaccato nepotismo, corruzione o entrambi?

di Glauco Maggi 

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