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Complimenti per la trasmissione

Se i Bastardi di Pizzofalcone battono Il Grande Fratello

Una piacevole sorpresa su Raiuno...

22 Ottobre 2018

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Bastardi di famiglia

Sbirri in posa


Che I bastardi di Pizzofalcone 2 -Raiuno, lunedì, prime time- col tutto il suo carico di varia e avariata umanità, abbia stracciato, nella gara d’ascolti,Il Grande Fratello (25,1% di share contro 19,07%), be’ è un dato m’induce una vaporosa euforia.

Occhio, non che la nuova fiction dei Bastardi non abbia difetti. Rispetto alla prima serie diretta da Carlo Carlei l’ "americano” uno che produceva inquadrature virtuosistiche in stile Martin Scorsese abbandonato su un ottovolante, questa seconda tornata di delittazzi e indagini in salsa napoletana ha una regia più tradizionale, da compitino, a volte quasi avvolta in un torpore letterario.E la trama non è -ammettiamolo- avvincentissima. Prendet la prima puntata del nuovo ciclo Parte da una colf russa strangolata con un metro da sarto e la di lei neonata abbandonata in un cassonetto ritrovata dal ruvido agente Romano che di solito prende la gente a craniate ma qui, commosso, abbonda in secrezione lacrimale. Poi subentrano tre sottotrame che riguardano Alex, l’agente lesbica infatuata del medico legale; l’ispettore Pisanelli gravemente malato fissato con un “serial killer dei vecchietti”; e la solita, incasinatissima vita privata dell’Ispettore Lojacono il quale se la fa con la magistrata Piras mentre all’ex moglie stanno pignorando la casa. Solo, per quanto riguarda la parte “gialla”, dopo dieci minuti di racconto uno capisce subito che gli assassini sono il ricco avvocato e la moglie, non foss’altro per la faccia da stronzi. Prima puntata nulla di che, insomma; certo, la successiva, con l’ingresso nella storia del “magistrato antimafia Matteo Martari" le cose sono andate diversamente, più pepe, conflitti di classe, gelosie. Eppure, pur galleggiando nella mediocrità, le vicende di questi reietti sociali attraversati da sottile senso di giustizia convincono ancora il pubblico. 
Le avventure di questi sbirri ruminati dal sistema, a metà tra Starsky & Hutch e il Commissario Montalbano, possiedono ancora il bagliore dei romanzi omonimi dello scrittore Maurizio De Giovanni, del quale personalmente continuo a preferire le storie del Commissario Ricciardi che risolveva i casi colloquiando con i defunti. Dall’altra parte della barricata, per ora, il Grande Fratello se non è defunto, non si sente molto bene….
 
 
 
 
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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