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Complimenti per la trasmissione

Salvini alla lavagna e la strage dell'innocente

La sterile polemica sulla trasmissione di Raitre e il bimbo in maglietta rossa

14 Novembre 2018

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Salvini e il bimbo triste

Foto di gruppo Alla lavagna

La strage dell’innocente. Non sappiamo chi fosse il bambino laggiù, nell’angolino sotto la lavagna, avvolto nella sua polo rossa e nel suo mutismo invincibile. Mentre tutti gli altri (compresa una ragazzina nera dai riccioli vaporosi) facevano casino, aggrappati al loro maestro occasionale, Matteo Salvini.

Non capiamo se quel bimbo dall’aria stonata, issato dalla politica come vessillo antigovernativo, nella foto di gruppo del programma Alla lavagna, fosse il Franti della classe, infelice per la felicità altrui. O una metafora della sinistra. O semplicemente un alunno delle elementari “perso per i cazzi suoi”, come direbbe Vasco Rossi. Né ci è dato di sapere perché, dal solito Pd Michele Anzaldi, sia stata evocata, di questo nuovo format del lunedì di Raitre, la bizzarra dimensione “da Istituto Luce, roba da far impallidire le stagioni dell’Eiar. Non soltanto la vergogna di Salvini che strumentalizza i bambini per parlare di sovranismo nella nuova imbarazzante trasmissione di Rai3 Alla Lavagna, non soltanto l’occupazione della prima serata della domenica di Rai1 per lo show vittimista di Rocco Casalino, che invece di dimettersi per gli insulti alle persone affette da Sindrome di Down ha addirittura avuto il coraggio di difendere le offese ai giornalisti. Ma il peggio arriva dai telegiornali. Dopo pochi giorni dall’insediamento dei nuovi direttori l’informazione appare totalmente asservita alla maggioranza, con un’occupazione che non ha precedenti”. Eccetera eccetera. Oddio, Anzaldi è il Forlani del dissenso professionale: se gli dai la parola per fermarlo devi abbatterlo. Ma il punto è un altro.

 Rimane il dubbio su tutto questo polverone sollevato da una banalissima trasmissione televisiva. Ci si chiede, in effetti, perché la polemica mediatica abbia incendiato gli hashtag e arroventato i social a causa di un programmino che prevede una faccia a faccia tra un ospite illustre – in questo caso Salvini ma poi sfileranno Rita dalla Chiesa, Danilo Toninelli, Milena Gabanelli e Antonio Di Pietro- e un branco di piccoli alunni allo stato brado, che quell’ospite interrogano senza misericordia. Tra l’altro, il format si lascia guardare ma non brilla d’originalità. E’ il clone de Il supplente andato in onda su Raidue qualche mese fa (la location era al liceo); e richiama in modo impressionante I bambini e noi, indimenticato documentario di Luigi Comencini datato 1970. Salvini, insegnante per un giorno, ha spiegato alla lavagna la parola “sovranismo" (“significa che la decisione deve spettare a ciascuno di voi. Qua siete in 18... L'Europa è una classe con 27 alunni”); ha condannato il razzismo con la deliziosa bimba di colore che annuiva; e ha illustrato in modo diretto il concetto basic del rispetto delle regole. Niente di roboante, intendiamoci, semplici pillole di rispettosa educazione civica. Eppure l’attenzione della Rete s’è concentrata sulla photo-opportunity del vicepremier in camicia bianco-renziana immerso tra i sorrisi degli studenti; mentre un implacabile zoomata moralista si apriva sull’espressione malinconica del ragazzo in blusa rossa. Il quale, probabilmente doveva solo andare a far pipì. I leghisti se la ridono: “sarà il nipote di Martina”, ma è una battuta inelegante. Usciamo dal ridicolo, please. I bambini ci guardano…

 
 
 
 
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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