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Difetto di strategia

Donald Trump, i sondaggi non volano come l'economia americana

7 Settembre 2018

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Donald Trump, i sondaggi non volano come l'economia americana

Il mercato del lavoro americano continua a dare segnali di grande forza come conseguenza delle politiche di Trump, mentre i sondaggi tra gli elettori sulle prospettive del prossimo voto di medio termine per il rinnovo del Congresso non premiano il partito del presidente.  Partiamo dai dati positivi nella societa’ reale.

1- Il governo ha dato oggi il dato sulla disoccupazione di agosto, invariato al 3,9%, e con un aumento di posti di lavoro pari a 201mila, meglio delle stime.

2 - Di ieri e’ il numero dei lavoratori che hanno fatto domanda di sussidio per la disoccupazione la settimana scorsa - soltanto 203mila – l’ennesimo record. Per trovare un numero piu’ basso bisogna tornare indietro di quasi mezzo secolo, al 6 dicembre 1969, quando i sussidi richiesti furono 203mila. Anche la media delle ultime quattro settimane, che e’ considerata dagli economisti un termometro piu’ accurato perche’ meno volatile, e’ scesa da 212.250 a 209.500, la cifra piu’ bassa da 49 anni. Negli anni della recessione del 2007-2008, il numero dei richiedenti il sussidio pubblico era sopra 400mila, il doppio di oggi. Gli effetti negativi sull’occupazione negli USA delle tariffe minacciate o imposte da Trump negli ultimi sei mesi ai partner commerciali esteri, tanto paventati dagli economisti, non si sono dunque materializzati. Almeno per ora. Ma siccome con Canada e Messico la riforma del patto del Nafta appare vicina, e con l’Europa le trattative proseguono a dazi congelati, e’ sempre piu’ probabile che le “guerre commerciali” (con l’eccezione del caso cinese, piu’ complesso politicamente) non scoppieranno mai.

3 - Un esempio concreto della vitalita’ del mercato del lavoro e’ il settore delle costruzioni in Florida. Idraulici, elettricisti, falegnami, piastrellisti – colletti blu senza diploma scolastico - guadagnano anche 75mila dollari all’anno, con benefici sanitari e la pensione, perche’ l’economia locale marcia verso il pieno impiego e i datori di lavoro sono in difficolta’ a trovare operai, specializzati o meno. “Lo stiamo notando in tutti i settori. C’e’ carenza di personale in ogni business”, ha detto Peter Dyga, presidente della Sezione della Costa Orientale della Florida della ABC (l’associazione dei costruttori e dei contractors). La ABC ha 500 posizioni aperte, su 243mila a livello nazionale nel comparto delle costruzioni, e fa fatica a coprirle.

In contrasto con questi fatti positivi tangibili, l’opinione pubblica intervistata sulle intenzioni di voto per il 6 novembre sta mostrando una marcata preferenza per il partito all’opposizione. Nei piu’ recenti sondaggi “generici” a livello nazionale, che fino a pochi mesi fa avevano registrato un forte recupero dei repubblicani, in otto casi i DEM sono risultati vincenti con oltre otto punti percentuali di distacco, e in sei con oltre dieci punti. Evidentemente, Trump e il GOP non sono stati capaci di vendere i successi dell’economia che hanno saputo rivitalizzare in 20 mesi. Il presidente, al contrario, ha offerto il fianco alla costante demolizione della sua stessa leadership con uscite gratuite, o peggio, che hanno consentito ai media e agli avversari politici, fuori e dentro il GOP, di ignorare il PIL, la disoccupazione al 3,9%, Wall Street ai massimi, i profitti delle aziende alle stelle grazie ai tagli fiscali. E di concentrarsi , invece, nella sistematica operazione di denigrazione ai danni della Casa Bianca: il libro di Bob Woodward e l’editoriale anonimo del New York Times sono solo le ultime violentissime bordate in questa offensiva che punta all’impeachment.

Trump ha deciso di impostare la campagna elettorale imminente come fosse un referendum su di lui, confidando di chiamare a raccolta i suoi fans piu’ accesi, lo zoccolo duro del 30% che lo sostiene fin dalle primarie del 2016. E’ un calcolo rischiosissimo, per lui. Ma non meno pericolosa, per il paese, e’ la furiosa radicalizzazione dei DEM. I senatori democratici e i militanti protestatari hanno trasformato in gazzarra l’audizione in Senato per la conferma del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh. E il NeverTrumpismo ha ridotto i funerali di Aretha Franklyn e del senatore John McCain al livello partigiano delle serate degli Oscar. L’America che fa la scandalizzata per la mancanza di stile e decoro di Trump e’ piu’ sguaiata di lui. E se riuscira’ nell’intento di farlo fuori prima della fine del mandato, a pagare saranno gli americani normali: chi investe e chi lavora, Wall Street e le imprese. Scordatevi i numeri di Trump, e tornate alla crescita asfittica di Obama. E consolatevi con gli editoriali soddisfatti del New York Times, che avra’ vinto la guerra della Resistenza.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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