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Pietro Senaldi, Aldo Cazzullo e il miracolo al Corriere della Sera: "Migranti e sbarchi, l'anticonformista è lui"

Pietro Senaldi
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Perché il nostro governo vieta l'ingresso ai turisti americani, anche se sono disposti a sottoporsi alla quarantena, ma accoglie i clandestini perfino se hanno il Covid? Perché è un esecutivo di ipocriti malpensanti, risponderebbe Salvini. Per fare un dispetto a Salvini, direbbe invece Conte. Perché anche i profughi infetti sono risorse, preciserebbe la Boldrini. Perché abbiamo il dovere di salvare vite umane, officerebbero con voce lamentosa Zingaretti e il pastorale Delrio. Perché voglio far colpo sulla Rackete, ammetterebbe Fratoianni. Perché forse hanno votato Trump, insinuerebbe Fico. Perché il Covid non esiste, chiuderebbe la questione Scanzi. Sull'immigrazione è ardua ottenere responsi razionali. Perfino un genio come Checco Zalone si è mezzo schiantato sull'argomento. Noi di Libero siamo convinti che l'Italia debba accogliere solo le persone che rispettano le nostre leggi e i nostri costumi, che arrivano regolarmente, hanno voglia di lavorare, ci possono essere utili e alle quali riusciamo a garantire condizioni umane di sopravvivenza. Ci pare una posizione di buon senso, anche perché è condivisa da tutta Europa, però ogni volta che la ribadiamo ci guardano come se appartenessimo al Ku Klux Klan.

 

 

 

Per nostra fortuna ci è corso in aiuto Aldo Cazzullo, la grande penna del Corriere della Sera. «Non è scritto da nessuna parte che si debba accogliere chiunque vuol venire in Italia. Vanno presi solo i lavoratori di cui si ha bisogno e che si possono integrare» spiega il collega che, tra le altre cose, cura la rubrica delle lettere che fu anche di Indro Montanelli. E per non essere equivocato, spiega che bisogna «liberarsi dal ricatto inaccettabile in base al quale essere contro gli sbarchi, sostenere la chiusura delle rotte illegali e dirsi a favore del controllo dell'immigrazione equivalga a essere razzisti». Il ragionamento sarebbe finanche banale. Tuttavia, poiché corrono tempi grami, esso contiene due aspetti sorprendenti. Il primo è che, in realtà, le parole di Cazzullo non sono scontate bensì dirompenti, perché sfidano il dogma dell'accoglienza sempre e comunque, che la sinistra progressista si sta sforzando di rendere dominante anche a costo di imporlo con l'intimidazione e la criminalizzazione di chi la pensa diversamente. Il secondo è che la denuncia del ricatto morale sugli sbarchi è apparsa sul Corriere della Sera, primo quotidiano italiano come prestigio ma anche tempio del conformismo. Anzi, qualcosa di più. Se un tempo infatti il giornalone di via Solferino si sforzava di tenere una linea che abbracciasse le più diverse sensibilità dei lettori e della società, senza la pretesa di plasmarle, oggi la tendenza è contribuire a creare e consolidare un idem sentire, un po' salottiero e un po' da centro sociale con la giacca. Vedere una delle penne più prestigiose del quotidiano milanese sfidare così apertamente le nuove tavole della legge del giornalismo nazionale in base al quale gli immigrati sono tutti santi, le donne sono tutte brave, i gay sono tutti ottimi padri e madri e i leghisti sono tutti mezzi animali, scalda il cuore e dà una speranza alla nostra vituperata categoria. Non vorremmo con questa pubblica lode appannare la carriera del bravo collega, e quindi ci fermiamo qui, sperando che, dopo aver osato tanto, Cazzullo non venga iscritto forzosamente dalla sinistra nell'elenco dei giornalisti salviniani o, peggio, sovranisti e che non sia aperto contro di lui un procedimento per razzismo. Questi sono in genere i metodi democratici con i quali vengono messe a tacere le penne scomode in quanto fotografano la realtà anziché tentare di manipolarla.

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