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Pietro Senaldi e l'incredibile faccia da Zinga del Pd: "Brindavano al virus e ora accusano la Santanchè"

Pietro Senaldi
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Povera Santanchè, fa una cosa e ne sbaglia tre. Questo però comporta che la Pitonessa venga attaccata anche quando non commette , perché il linciaggio contro la parlamentare meloniana della penultima ora è un eterno cavallo di ritorno della sinistra, allorché la vulcanica imprenditrice di tante cose, ma soprattutto di se stessa, si è spesa in difesa di un suo vecchio amico e in un certo senso collega. Briatore giaceva infermo in un letto dell'ospedale San Raffaele quando Daniela in tv ha rassicurato tutti: «Macché Covid, Flavio ha la prostatite». Classico esempio di come con le migliori intenzioni si combinano i peggiori guai. Dopo quell'affermazione, è partita la lapidazione di Briatore, accusato di voler nascondere la malattia alla nazione e per questo punito. Il suo Billionaire è stato identificato come luogo di contagio d'eccellenza in tutto il Paese e il governo ha annunciato, con prassi tanto curiosa da apparire oltre il limite della legalità e della corretta divisione dei poteri, che prossimamente la magistratura indagherà sul locale. Conosco da tempo la Santanchè e nutro una certa simpatia per lei, ma spero vivamente che, casomai mi contagiassi anch' io, la signora non proferisca verbo. Fatto a fettine Briatore, senza riguardo per la sua condizione di malato, i benpensanti del Covid sono passati all'assalto della sua occasionale avvocatessa. Anche Daniela possiede, in società, un locale alla moda dove la gente si trova a mangiare e ballare, il Twiga di Forte dei Marmi. Come ogni titolare di attività simili, nel rispetto della legge, per tutta l'estate ha cercato di riempire il suo ristorante danzante, minimizzando i rischi di contagio, cosa per la quale si è guadagnata spietate critiche; anche dal centrodestra c'è chi l'ha rimproverata, forse non a torto, di mischiare troppo politica e affari.

LO SPETTACOLO DI NEK
Quel che invece è indecoroso è la ridda di insulti rivolti alla Pitonessa dopo lo spettacolo di Nek nel suo locale. Mentre il cantante si esibiva, gli avventori, rigorosamente seduti ai tavoli, hanno osato alzarsi e accennare passi di danza sul posto, senza mischiarsi tra loro. L'evento è stato descritto dai soliti media filogovernativi, e da chi ancora crede in loro, come una sorta di danza tribale propiziatoria della pandemia. La Santanchè è stata insultata in ogni modo, neanche fosse un commerciante cinese di pipistrelli del mercato all'aperto di Wuhan. Risultato: in tutto l'estate, al Twiga, zero contagiati. Che sia per fortuna, ipotesi difficile, o per efficaci misure di sicurezza, eventualità molto più probabile, la factotum meloniana meriterebbe gli applausi; invece la sinistra la fischia, in ossequio al principio che, se tu sei di destra, positivo e negativo, ti tiro le pietre. Se poi sei anche ricco e sfrontato, ti auguro di contagiarti e, sei ti ammali, ci godo e ti sfotto. 

 

 

DAGLI ALL'UNTORE
D'altronde, il pesce puzza dalla testa e il peggiore in questo giochino è il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Ieri ha dichiarato che se il Covid fosse arrivato con Salvini e Meloni al governo in Italia ci sarebbero le fosse comuni in spiaggia. Consigliamo al leader della sinistra un minimo di esercizio di autocritica. Prima di dire che Matteo e Giorgia sono due untori e descriverli come becchini da virus, Nicola si guardi allo specchio. I capi di Lega e An girano l'Italia da mesi senza essersi contagiati, e ciononostante vengono accusati di spargere il virus da chi se ne è andato in trasferta in Lombardia per fare un aperitivo che dimostrasse come non bisognasse avere paura della pandemia, salvo poi quattro giorni dopo ritrovarsi a letto con febbre e congiuntivite. L'esperienza, non il pregiudizio o l'immotivata pretesa di superiorità che animano la sinistra, ci dice che Salvini e Meloni si sono difesi dal virus meglio di Zingaretti, e che quindi, probabilmente, avrebbero difeso anche il Paese meglio di Nicola, che ha dimostrato di non essere in grado di badare neppure a se stesso. I compagni sono dotati di lenti particolari per vedere i difetti altrui, ma tutte le volte che passano davanti a uno specchio gigante diventano opportunamente ciechi. 

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