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Willy Duarte, perché gli assassini non sono di destra: che tristezza usare un crimine per propaganda

Giovanni Sallusti
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 E invece il Male non è politica, ci sentiamo stupidi solo a scriverlo, ma la stupidità è proprio ciò a cui vuole inchiodarci il mainstream. Per cui ogni evento viene letto attraverso i pochi pseudoconcetti chic in voga agli aperitivi di redazione: sessismo, cambiamento climatico, antifascismo. Un gioco delle tre carte permanente, applicato anche alla cronaca nerissima, alle secrezioni più oscure dell'animo umano. Anche alla storiaccia di Willy Montiero, massacrato a calci e pugni da quattro nullità avariate, perché voleva difendere un amico. Testimonianza, se c'è una, della cecità del Male, che probabilmente è il vero mistero di questo strano bipede implume che noi stessi siamo. 

 

Ma non si vede questo, nei quattro accusati dell'omicidio di Willy, non si scorge la possibilità originaria del Male, il tarlo che può sempre mangiarsi il piccolo e dannato legno storto dell'uomo. No, si annota che esercitano l'Mma, arte marziale estrema ma non pratica criminale, e se ne invoca la messa al bando, come ha fatto il direttore de La Stampa Massimo Giannini, si imbastisce un romanzone scadente sui biechi istinti machisti e reazionari che albergano in ogni frequentatore di palestre, fino ad arrivare all'obiettivo grosso, quello a cui si mirava da subito. Ma certo, al "fascismo". I picchiatori di Willy sono fascisti. 

Da cosa è dimostrato? Dal fatto che sono picchiatori. È il sofisma del politicamente corretto, in cui premessa e conclusione si scambiano continuamente di posto, al servizio del vero volto del giornalismo autonominatosi "obiettivo": la propaganda. Lo ha svolto perfettamente lo psicanalista Massimo Recalcati, già organizzatore di scuole politiche per il Partito Democratico, che sempre su La Stampa ha (stra)parlato di «esaltazione paramilitare e fascistoide del corpo forte e vigoroso», allo stesso tempo piegando il dramma di Willy ai propri tic ideologici e attribuendo ai suoi carnefici un retroterra culturale, per quanto perverso, inesistente. Non ci sono idee, nemmeno cattive, c'è solo la naturalità sconcertante del Male, in quell'assassinio casualmente perseguito. Andrebbe ricordato anche a Zingaretti e al gotha democratico, visto che l'account ufficiale dei deputati Pd non si è trattenuto dal twittare su «qualche rigurgito fascista» che «crea dei mostri spaventosi, come quelli che hanno ammazzato #WillyMonteiro», con un'allusione che edulcora il mostro nell'avversario politico, nel fantasma che si aggira alle proprie assemblee di partito. 

 

Mentre nel caso di Rula Jebreal, che attribuisce l'omicidio selvaggio di Willy all'«indottrinamento fascista» di cui sarebbero responsabili «i due leader di destra», probabilmente non c'è nulla da fare, siamo nel campo dell'ossessione monomaniacale. Nella competizione del grottesco si piazza assai bene anche Repubblica, che ieri ci dava a tutta pagina la seguente informazione: «Mali, il clima ferito sta armando la jihad africana». Bizzarro, noi sempliciotti credevamo che ad armarla fosse quella versione violenta e terrorista dell'Islam che è una delle facce del Male contemporaneo. No, la Bibbia del progressista ci spiega seriamente che i nordafricani si arruolano nella guerra santa a causa delle «devastanti conseguenze» delle «emissioni dei gas a effetto serra», «prima tra tutte la siccità». 

Quando asporti forzatamente la variabile esistenziale del Male, il tragicomico è dietro l'angolo. Ha fatto forse ancora peggio la centrale globale del politicamente corretto, l'Onu, quando per bocca del suo segretario Antonio Guterres ha esibito la tesi per cui «la pandemia causata dal Covid-19» avrebbe dimostrato i danni di «millenni di patriarcato». Scemi noi, che legavamo la comparsa del morbo a quel meccanismo indifferente e dannifero che è essenzialmente la Natura. Buttarla in politica, o in sociologia, o addirittura in ecologia, è la scorciatoia del politicamente corretto per rimuovere quello che non è in grado di ammettere e pensare, l'esistenza del Male assoluto, puro, ingiustificato. Un'ipocrisia di norma sgradevole, intollerabile quando di mezzo c'è il cadavere di un ventunenne.

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