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Maurizio Landini? Ecco di cosa non abbiamo bisogno: la frustata di Formigoni, l'ultima follia dei sindacati

Roberto Formigoni
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Se non ci saranno fatti nuovissimi in tempi brevissimi, e nonostante il Garante abbia ricordato che la data prevista violi la normativa, il 16 dicembre Cgil e Uil terranno uno sciopero generale. Il fatto è largamente incomprensibile. Basti pensare che dalla fine degli anni '80 a oggi si contano in tutto 15 scioperi generali, questo sarebbe il 16º in un trentennio. Per di più una delle tre confederazioni sindacali, e non certamente la più piccola né la meno autorevole, la Cisl, non aderisce, ne ha più volte denunciato gli errori di contenuti e di metodo («isola il mondo del lavoro in un momento delicatissimo»), e denuncia la rottura dell'unità sindacale che da anni è uno dei loro punti di forza, senza del resto saper indicare un solo motivo valido. Lo sciopero è oggettivamente un attacco al governo e alla stessa figura di Draghi, che ha più volte accettato di confrontarsi soprattutto con Landini, capo della Cgil. Non solo, ma sui temi più cari al mondo del lavoro, il governo si è mostrato assolutamente dialogante: sulle pensioni ha previsto un tavolo di negoziato, sugli ammortizzatori sociali ha messo soldi da tempo, il decreto legge ha stanziato 1,8 miliardi in più per contrastare il caro bollette, e ha messo sul piatto anche le coperture per la decontribuzione da 1,5 miliardi per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro. E inoltre, si è ancora detto disposto a cercare un'ulteriore mediazione per evitare lo sciopero.

 

Niente da fare, Cgil e Uil si mantengono intransigenti e respingono ogni tentativo di dialogo, Draghi, ma anche quasi tutto il mondo politico, è stupefatto. Pochissimi governi prima di questo avevano concesso tanto al mondo del lavoro, ovviamente considerando l'estrema difficoltà della situazione. Il 16 Cgil e Uil chiederanno ai lavoratori (ma c'è da vedere quanti realmente li seguiranno)di incrociare le braccia senza una piattaforma precisa, mentre l'attenzione del paese è concentrata sulla nuova campagna di vaccinazione, e anche su un periodo, dicembre, che può essere decisivo per rilanciare l'economia, con la voglia dei ceti medi di tornare a spendere, di riempire i ristoranti, di riversarsi nelle località di vacanza. Insomma, di tutto il paese avrebbe bisogno tranne che di spaccature. Anzi, proprio per questo, se i sindacati avessero accettato l'ipotesi di un programma condiviso lanciato nei mesi scorsi da Confindustria e fatto proprio da Draghi, non solo il paese ne avrebbe tratto giovamento, male parti sociali avrebbero avuto una parte determinante nell'imporre le proprie scelte ai partiti. La verità è che il mondo sindacale, fatta salva la Cisl, ha perso la bussola, e non sta dando il contributo che ci si aspettava per la ripresa del paese. Si sono messi dalla parte dei frenatori, qualcuno dice degli ostacolatori.

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