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Auto, addio benzina? Alessandro Sallusti: pezze al sedere nel nome del progresso

Alessandro Sallusti
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L'Europa ha approvato la messa al bando della produzione di auto a benzina e gasolio dal 2035, anno che sembra lontano ma che in realtà è dietro l'angolo. Esultano i sostenitori della green economy, piangono gli imprenditori e i lavoratori di aziende che difficilmente riusciranno a convertire in tempo sul full electric la loro produzione. L'Europa si sta insomma infilando in un tunnel non avendo alcuna certezza di uscirne senza danni irreversibili per la sua economia e vantaggi concreti per il suo ambiente. Già, perché costruire, fare girare e smaltire auto elettriche non è certamente a impatto zero, anzi molti studi dimostrano il contrario e non abbiamo alcuna certezza di avere entro la scadenza del 2035 energia a buon mercato sufficiente per sostenere un simile cambiamento.

 

 

A parole, ovviamente, siamo tutti d'accordo - chi non vorrebbe un mondo meno inquinato - ma come per la pace in Ucraina e nel mondo altra cosa è come raggiungere l'obiettivo, in che tempi a che costi e sulle spalle di chi. E qui si entra nel campo dei non detti, tipo che a pagare questa accelerazione della transizione ecologica saranno le classi meno agiate, sia in termini di occupazione che di aumento di costi (una vettura elettrica costerà il doppio di quelle tradizionali).

 

 

Ma a proposito di non detti c'è una discrasia tra le parole pronunciate in pubblico e quelle dietro le quinte dai giocatori di questa partita - imprenditori, banchieri, finanzieri e analisti - terrorizzati dalle conseguenze di non stare dentro i binari del politicamente corretto che impone una adesione totale e incondizionata alla visione "green tutto e subito". Il dubbio che stiamo sbagliando, quanto meno tempi e modi, non è ammesso pena l'esclusione. E tantomeno si può porre il problema che tutto ciò avverrà a favore di paesi grandi inquinatori, in primis la Cina, ma detentori delle materie prime necessarie per sostituire il petrolio con le batterie.

Non so a voi, a me il progresso non fa paura ma vorrei accompagnarlo e viverlo senza pezze al sedere, perché per una cosa che avanza un'altra regredisce. E questa cosa non vorrei essere io.

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