(Adnkronos) - Le societa' di gestione hanno impedito di fatto al commissario delegato per l'emergenza rifiuti di esercitare la revoca del finanziamento e del contratto di affidamento della conduzione degli impianti, inducendo la presidenza del Consiglio dei ministri a emettere atti di proroga dello stato di emergenza fino al prossimo 31 dicembre, ed evitando che gli impianti fossero dichiarati fuori norma. La Provincia Bat ha proposto la revoca dell'autorizzazione allo scarico per gli impianti di Andria e Trani. Sono state accertate violazioni sulla dispersione in atmosfera senza autorizzazione di emissioni maleodoranti provenienti dagli impianti. Il procuratore capo Carlo Maria Capristo e il sostituto Antonio Savasta hanno disposto il sequestro provvisorio dei quattro impianti per poter disporre perizie sul funzionamento degli impianti e sugli interventi di miglioramento sulla base delle quali le societa' aggiudicatarie hanno richiesto cifre ingenti nonostante che il ciclo di depurazione dei reflui urbani risultasse inadeguato e fuori servizio. Peraltro gli scarichi dei reflui sono vicini alla litoranea di ponente di Barletta, zona frequentata d'estate da bagnanti. E' contestato anche l'inquinamento da idrocarburi presenti nel ciclo di depurazione e sversati in mare, percio' si temono danni irreversibili all'habitat marino. Secondo gli inquirenti sul depuratore di Molfetta si registrano frodi e truffa ai danni dello Stato. Nonostante il pagamento di 3 milioni e 434 mila euro come finanziamento per le opere di adeguamento elargito all'Ati da parte del Comune per conto del commissario per l'emergenza in Puglia, l'impianto non e' funzionante, non e' collaudato e la societa' 'Eurodepuratori' ha ricevuto canoni pari a 3 milioni e 218 mila euro anche nel periodo in cui era in liquidazione, determinando poi a carico del Comune ulteriori aggravi economici quantificati in 336 mila euro per spese extracontratto derivanti dal ritardo nella consegna. Risulta, inoltre, pagata la somma di 750 mila euro come transazione senza alcun collaudo dei lavori e dopo che illegittimamente il Comune di Molfetta aveva mutato il contratto unilateralmente a favore dell'impresa prevedendo pagamenti dei lavori a misura anziche' a corpo come originariamente previsto nell'appalto. (segue)



