Palermo, 15 gen. - (Adnkronos) - Dalle estorsioni all'usura per arrivare persino all'imposizione del prezzo delle angurie durante il periodo estivo. Era un controllo a tappeto quello esercitato dal clan Alferi, sgominato stamani all'alba dalla Polizia, che ha arrestato 28 persone tra boss e gregari. Dalle indagini, che si sono avvalse oltre che delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia anche delle tecniche tradizionali d'indagine, e' emerso come il clan, gestito da Giuseppe Alferi, era autonomo ma contiguo a Cosa nostra gelese. Tra le attivita' dell'organizzazione c'erano le estorsioni, la gestione di un vasto giro di usura, la ricettazione, ma anche l'imposizione del prezzo della frutta e della raccolta di materiali ferrosi ai commercianti della zona e persino l'occupazione abusiva, e la successiva vendita, di case popolari dello Iacp (Istituto autonomo case popolari). Per imporre la propria volonta' il clan non esitava ad usare la violenza, realizzando attentati ed intimidazioni, rivolte persino agli appartenenti alle forze dell'ordine che l'avevano nel corso degli ultimi anni contrastata applicando la legge. I sodali del clan Alferi, infatti, intimorivano, minacciavano e colpivano con azioni dinamitarde e incendiarie mezzi e portoni di abitazioni di poliziotti e carabinieri che impedivano loro di svolgere affari illeciti, o, piu' semplicemente, cercavano di fare rispettare le norme del codice della strada. L'associazione, infatti, poteva disporre di armi e attraverso vere e proprie 'squadre' realizzava furti in abitazioni e case di campagna, oltre che di auto e mezzi pesanti, per la cui restituzione chiedevano il versamento di somme di denaro.




