Milano, 11 ago. (Adnkronos) - Si chiama Andrea B. l'ingegnere delle tlc di 36 anni arrestato dalla polizia di Milano per spaccio di droga e detenzione di armi clandestine. Agli agenti ha riferito di aver cominciato a dedicarsi all'attività illecita tre anni fa, quando l'azienda di famiglia per cui ancora lavora è entrata in crisi dopo la morte del padre. L'uomo, incensurato, è stato fermato il 7 agosto, verso le 19, in via Quasimodo a Milano: si aggirava in modo sospetto per le vie del centro con la sua auto, un'utilitaria, scambiando poche parole durante rapide soste con le persone che incontrava per strada. A bordo della sua auto sono stati trovati 16 grammi di cocaina, ma sono state due perquisizioni successive in due case di sua proprietà a fornire le prove dell'ingente attività di smercio. Nell'abitazione in zona San Siro la polizia ha rinvenuto 6 chili di hashish e 150 grammi di cocaina. In un sottotetto del suo soppalco, invece, sempre all'interno di alcune valigie, erano presenti due pistole, una calibro 7,62 e una Smith&Wesson calibro 9. Andrea B., dopo l'arresto il giorno successivo, ha riferito agli agenti di essere solamente il 'custode' delle armi e che, in sua assenza, durante le vacanze, sarebbe stato qualcun'altro - non specificato - a portargliele in casa. Consumatore di droga da dodici anni, secondo quanto da lui stesso ammesso, viveva a Milano con la fidanzata, di origini canadesi, che a sua volta non era presente al momento delle perquisizioni e non risulterebbe indagata. La sua clientela, in città, era 'di alto livello' e lo stesso cliente fermato il 7 agosto insieme a lui era un professionista. La decisione di dedicarsi allo spaccio di droga sarebbe dunque nata esclusivamente per problemi economici: "Non percepisco uno stipendio da tre anni", ha raccontato agli inquirenti. L'attività investigativa è, in ogni caso, tuttora in corso.


