Milano, 15 apr. (Adnkronos) - Sono trascorsi 22 anni dal duplice omicidio che sconvolse la tranquilla atmosfera di Montecchia di Crosara, nel veronese. Aiutato da due amici, il 17 aprile 1991, Pietro Maso uccide i genitori, Antonio Maso e Mariarosa Tessari, servendosi di un tubo di ferro e di altri corpi contundenti tra cui spranghe e un bloccasterzo. L'intenzione e' quella di intascare subito la sua parte di eredita': dopo aver abbandonata al terzo anno l'istituto agrario, Pietro comincia infatti a preferire la vita notturna e il gioco d'azzardo. Maso, allora 19enne, si fa aiutare dai due amici: Paolo Cavazza appena 18enne e Damiano Burato, ancora minorenne. I tre attendono in casa il rientro dei coniugi Maso e, coprendosi il volto con maschere di carnevale, danno il via al duplice omicidio. Per crearsi un alibi i due maggiorenni trascorrono le ore successive in due discoteche. Alle 2 Pietro rientra a casa e finge di scoprire il delitto. Dapprima viene battuta la pista di un omicidio a scopo di rapina ma il 19 aprile, sotto la pressione degli investigatori, il giovane confessa. Anche i complici, incalzati dalle domande degli inquirenti, ammettono le loro responsabilita'. Il 29 febbraio 1992 Maso, terzo e ultimo figlio di una famiglia 'perbene', viene condannato a 30 anni di carcere, pena confermata sia in Appello che in Cassazione, dove la condanna diviene definitiva nel 1994. In passato ottiene alcuni permessi-premio: il primo nell'autunno 2006 e il secondo, per Pasqua, dal 7 al 9 aprile 2007. Maso prende parte ai programmi rieducativi, studia e si riavvicina alla fede. Il 14 ottobre 2008 gli viene concessa la semiliberta' dai giudici della sorveglianza di Milano. Misura rinnovata il 7 maggio del 2012: Maso puo' usufruire della semiliberta' che gli consente di uscire dal carcere durante il giorno per andare a lavorare per poi tornare nel penitenziario la sera. Nel 2010 si sposa a Verona con una ragazza milanese, oggi e' tornato libero e ha lasciato il carcere di Opera (Milano).



