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Omicidio Garlasco: domani si pronuncia la Cassazione, Alberto spera/Adnkronos (2)

domenica 21 aprile 2013
Omicidio Garlasco: domani si pronuncia la Cassazione, Alberto spera/Adnkronos (2)

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(Adnkronos) - Nella battaglia processuale finiscono il computer dell'imputato, l'orario della morte e la perizia sulle macchie di sangue presenti nella villetta di via Pascoli. L'accusa chiede la condanna a 30 di reclusione. Diversi gli indizi raccolti contro l'ex fidanzato: le scarpe 'candide', i pedali della sua bicicletta con tracce ematiche della vittima, le sue impronte miste al Dna di Chiara trovate sull'erogatore del sapone nel bagno dove l'assassino si e' lavato. Nessun alibi, secondo l'accusa, per l'ex fidanzato: non era al computer mentre Chiara veniva uccisa. Innocente al di la' di ogni ragionevole dubbio. Contro Alberto "ci sono solo indizi" e' la tesi difensiva. Alberto poteva camminare sul pavimento della villetta senza sporcarsi le scarpe con il sangue della vittima, il pc portatile 'compromesso' dagli accessi degli investigatori rende credibile il suo alibi, la traccia sui pedali della bici e sul dispenser non mettono d'accordo gli esperti. E in un'indagine 'a senso unico' mancato, per la difesa, troppe certezze: un movente reale, l'arma del delitto, un alibi 'cancellato' e un orario incerto della morte. Il 17 dicembre 2009 arriva per Alberto la prima assoluzione. Il tentativo dell'accusa e della parte civile di riaprire il processo davanti ai giudici d'Appello di Milano non riesce: nessun nuovo esame su un capello trovato tra le mani di Chiara, nessun sequestro di una bicicletta nella disponibilita' della famiglia Stasi, nessuna prova sperimentale della camminata di Alberto sui gradini di casa Poggi. Il 5 dicembre 2011 per l'ex fidanzato arriva la seconda assoluzione, dopo solo cinque udienze. Per il biondino che tenta di rifarsi una vita i "quattro anni da incubo" si sciolgono in lacrime: "e' giusto cosi'" dice abbracciando uno dei suoi legali, mentre i genitori e il fratello di Chiara lasciano delusi l'aula. "Non mi arrendero', ho ancora fiducia nella giustizia", il commento di mamma Rita che continua a chiedere la verita' e a chiedersi chi e perche' ha ucciso sua figlia. Contro una sentenza inficiata "da manifesta contradditorieta' e illogicita' nelle motivazione" ricorrono in Cassazione accusa e parte civile. A quasi 6 anni dal delitto domani la Suprema Corte emettera' il suo verdetto.