Palermo, 26 sett.- (Adnkronos) - "Intendiamo dimostrare che il dialogo occulto tra parti delle istituzioni e i vertici di Cosa nostra prosegui' anche dopo la strage di via D'Amelio del luglio del '92, dopo l'arresto di di Vito Ciancimino del dicembre dello stesso anno e dell'arresto del boss Toto' Riina avvenuto nel gennaio del 1993". Con queste parole il pm Nino Di Matteo ha iniziato la sua relazione introduttiva del processo per la trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Core d'assise di Palermo al bunker del carcere Ucciardone di Palermo. A prendere la parola con Di Matteo sono anche i pm Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene. "Questo dialogo occulto prosegui' anche attraverso durissime missive ricattatorie, la piu' importante delle quali ad opera di sedicenti pareenti di detenuti per mafia - ha proseguito Di Matteo - La minaccia prosegui' con l'attentato di Roma che coinvolse anche Maurizio Costanzo, l'attentato di via dei Georgofili del maggio '93 e gli attentati di Milano e Roma per intimidire ulteriormente le istituzioni per attenuare il trattamento pentitenziario dei detenuti piu' pericolsoi". "Intendiamo dimostrare - ha detto ancora Di Matteo - come ci siano stati inequivocabili segnali di cedimento di soggetti per il trattamento penitenziario". E ha parlato della mancata proroga di 334 decreti di carcere duro, il cosiddetto 41 bis, per altrettanti mafiosi. "In quel periodo c'e' stato l'avvicendamento del ministro Claudio Martelli alla Giustizia con Giovanni Conso e l'avvicendamento tra il capo del Dap Niccolo' Amato con il duo Adalberto Capriotti e Francesco Di Maggio". Poi ha annunciato che la Procura "intende dimostrare la certa individuazione del Ros dell'allora latitante Nitto Santapaola nell'aprile del '93 e la mancata attivazione per la cattura del latitante".




