Palermo, 26 set. (Adnkronos) - La richiesta dei pm della Procura di Palermo di fare deporre il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel processo per la trattativa tra Stato e mafia arriva proprio mentre il Capo dello Stato e' impegnato a Roma con le annunciate dimissioni del Pdl. La richiesta arriva a meta' mattinata, durante la relazione introduttiva del pm Nino Di Matteo, che con Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, rappresenta l'accusa nel dibattimento che vede sul banco degli imputati nomi eccellenti, tra cui Mario Mori, Antonio Subranni, Nicola Mancino e Marcello Dell'Utri. "E' una testimonianza certamente pertinente e certamente rilevante", annuncia il pubblico ministero al Presidente della Corte d'Assise Alfredo Montalto, per "approfondire i timori del dottor Loris D'Ambrosio" sul periodo 1989-1993. "Timori" che furono espressi dall'ex consigliere giuridico di Napolitano, in una lettera inviata da D'Ambrosio al Capo dello Stato, il 18 giugno 2012, pochi giorni prima di morire. Nella lettera D'Ambrosio ribadiva la sua correttezza dopo le polemiche scoppiate in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni fra l'ex Presidente del Senato, Nicola Mancino, imputato per falsa testimonianza e D'Ambrosio. Quest'ultimo scriveva al Capo dello Stato "di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi". Adesso i pm cercano di capire quali fossero questi timori. Da qui la "necessita"' di ascoltare Napolitano. "Abbiamo chiesto di sentire il Capo dello Stato al processo per la trattativa per ragioni strettamente processuali di pertinenza. Riteniamo pertinente e rilevante la sua testimonianza, cosi' come tutte le altre che abbiamo chiesto", si e' limitato a dire alla fine dell'udienza il pm Di Matteo ai giornalisti. Il magistrato ha quindi ribadito la "necessita'" di fare deporre il Capo dello Stato. "Il compito della procura - ha detto - e' solo quello di contribuire in tutti i modi a cercare la verita'. Non c'e' altro da dire". (segue)




