Bologna, 24 nov. - (Adnkronos) - Eliminare i cani selvatici che imperversano sull'Appennino emiliano-romagnolo per salvare le pecore che vengono sbranate, ma anche i lupi che rischiano di perdere il loro patrimonio genetico a causa dei troppi incroci con i cani. L'allarme giunge dalla Coldiretti regionale che ricorda come tra il 2006 e il 2011, i danni stimati agli allevamenti della regione da parte di lupi o cani inselvatichiti è aumentato di oltre un terzo, passando da 100 a 150 mila euro. Nel 2011, in particolare, quelli risarciti sono stati poco più di 60 mila. A fare le spese delle scorribande canine sono soprattutto gli allevatori di pecore e capre, che da sole rappresentano il 91% degli animali uccisi. "La causa principale di questi attacchi, come si evidenzia dalle carcasse degli animali colpiti - sottolinea Coldiretti - sono i cani inselvatichiti più che i lupi". Non a caso, secondo i dati Ispra, sui monti emiliani i lupi sono 187, mentre i cani selvatici sono 5 volte di più. Per gli allevatori, dunque, la situazione è diventata "insostenibile". "Dobbiamo cominciare a lavorare sulla prevenzione attiva - spiega il presidente regionale Coldiretti Mauro Tonello - perché non è più tollerabile che un'attività d'impresa sia tenuta continuamente sotto scacco". (segue)




