Roma, 18 dic. (Adnkronos Salute) - Occhio allo street food. Specie se si è in partenza per un Paese povero, in via di sviluppo. Non solo mal di pancia, colite o diarrea, i rischi per la salute possono infatti essere più pericolosi. Antibiotici, antiparassitari, insetticidi, disinfettanti: sono tanti i pericoli che possono nascondersi dietro al cibo preparato dalle tante bancarelle che vendono cibo a base di carne, pesce o verdure. Spesso fritte. Pericoli non solo microbiologici - che possono dar luogo a patologie gastrointestinali - ma anche tossicologici. Ora, per la prima volta, alcuni ricercatori del Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell'Istituto superiore di sanità (Iss) hanno identificato, in uno studio pubblicato su 'Food and chemical toxicology', i principali fattori di rischio chimico-tossicologici associati a questa pratica alimentare. Gli ingredienti - spiegano gli esperti dell'Iss - per poter essere economici, possono provenire da aree poco salubri. Ad esempio, pesce catturato in aree contaminate dove la pesca è proibita, carni di animali malati e sottoposti a trattamenti antibiotici e antiparassitari. Contaminazioni indesiderate degli alimenti possono provenire dall'uso improprio di insetticidi o disinfettanti per tentare di ovviare a cattive condizioni igieniche, o dal tentativo di migliorare l'aspetto del cibo con dei coloranti. E ancora. Alcuni metodi di cottura frequenti nel cibo di strada possono incrementare la presenza di contaminanti, quali gli idrocarburi policiclici aromatici (che si sviluppano ad esempio quando si cuoce alla griglia) o l'acrilamide (quando si friggono alimenti ricchi di amido come le patate), o ancora le amine eterocicliche aromatiche (quando gli alimenti ricchi di proteine vengono cotti a temperature molto elevate). Gli autori hanno perciò individuato una serie di pratiche per poter rendere più sicuro il cibo di strada, anche dal punto di vista chimico-tossicologico. Per quanto riguarda il punto vendita, questo dovrebbe essere localizzato in uno spazio protetto da sostanze chimiche presenti nell'atmosfera (idealmente in uno spazio chiuso, ma ben aerato); la preparazione e la vendita dei cibi dovrebbe avvenire in un luogo pulito, ad almeno 15 metri dalla presenza di rifiuti liquidi o solidi; il cibo esposto dovrebbe essere sempre tenuto coperto; l'acqua usata dovrebbe avere parametri che rispettino gli standard internazionali dell'acqua potabile. (segue)



