Milano, 22 apr. (Adnkronos Salute) - Duecento topi e un coniglio hanno gia' lasciato sabato il Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell'universita' Statale di Milano, a seguito del blitz degli animalisti all'interno dello stabulario di via Vanvitelli. Lo stesso destino ora aspetta anche altri 800 animali che "verranno consegnati come d'accordo dall'universita'", anche perche' durante l'infrazione gli attivisti "si sono impossessati dei registri e hanno rimosso i cartellini identificativi delle gabbie", confondendo i dati sulle ricerche e "contaminando il lavoro fatto finora". A due giorni di distanza dall'azione dimostrativa, i ricercatori che lavorano nel Dipartimento della struttura universitaria presa di mira stilano un bilancio dei danni subiti e tracciano l'identikit degli animali persi. "Non sono infetti, ma immunodepressi - spiega all'Adnkronos Salute Giulia Corsini, vice presidente dell'associazione in difesa della sperimentazione animale 'Pro-test' e una delle promotrici della contro-manifestazione in difesa dei ricercatori che si e' tenuta ieri nel capoluogo lombardo - Piu' che rischi per la salute pubblica, sono topi e conigli a essere in pericolo di vita". Fra gli animali 'liberati', continua Corsini, "ci sono dunque topi nudi immunodepressi che venivano tenuti in condizioni controllate e non possono essere esposti all'ambiente esterno perche' non hanno un sistema immunitario adeguato. E poi ci sono animali con un patrimonio genetico unico, acquistati dagli Usa con costi altissimi". I ricercatori stimano un danno da centinaia di migliaia di euro e sottolineano che l'azione degli animalisti in realta' "si ritorcera' contro gli stessi animali, purtroppo. Per esempio, sembra che il coniglio versi gia' in condizioni pessime", riferisce Corsini. "La polizia - sottolineano i ricercatori infuriati - non ha potuto fare niente e i manifestanti non sono stati denunciati. Sono stati persi centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici e donazioni, e sprecati anni di ricerca". E adesso, incalza Giulia Corsini, "stanno facendo una campagna contro di noi su Internet e ci diffamano pubblicamente. Ci chiamano assassini, ci minacciano". Su una pagina Facebook tenuta dagli attivisti compaiono effettivamente commenti di ogni genere: c'e' chi spera di "avere fra le mani" gli scienziati che conducono ricerche sugli animali per sottoporli ad "altrettante torture", chi li definisce "assassini" e "aguzzini" e chi propone di fare "sperimentazione" su di loro "senza anestesia". Volano poi insulti e invettive. "Siamo stufi - dice Corsini - Ci sono ricercatori che dedicano la vita ai loro studi e vedono sfumare anni di lavoro per via di questi blitz. Quello che da' fastidio e' che si impegnino cosi' tanto in campagne che fanno male a loro stessi, visto che la salute e' di tutti, e agli animali. E nessuno osa contrattaccare". Secondo la ricercatrice, "gli autori dell'infrazione di sabato a Milano sono sempre i soliti, gli stessi che hanno scatenato la guerra contro Green Hill. Ci sono altri modi per difendere i diritti degli animali. Si dessero da fare, per esempio, per salvare i ratti dalle derattizzazioni, adottassero topi e conigli su cui sono terminate le sperimentazioni". Esistono persino associazioni impegnate in questa opera di 'ricollocamento' degli animali sottoposti a test di laboratorio. "Funziona proprio cosi': si cerca sempre di dare una 'seconda vita' a tutti gli animali per i quali e' possibile farlo. Le perdite si cerca di limitarle al massimo", ribadisce Corsini, citando diverse associazioni di volontariato che si dedicano al recupero degli animali provenienti dai laboratori e alla ricerca di una famiglia che possa accoglierli. La studentessa di Veterinaria racconta della stanchezza dei ricercatori: "Persone che non hanno neanche stipendi alti e subiscono vessazioni da chi ignora il loro lavoro. Infastidisce anche che spesso i media cavalchino la causa degli attivisti acriticamente". E' per questo, annuncia, "che vogliamo far sentire anche la nostra voce. Ci stiamo mobilitando, stiamo raccogliendo contatti per coordinare piu' istituti, facolta', associazioni studentesche e dar vita a un evento nazionale in contemporanea. Dobbiamo metterci in gioco e fare chiarezza. Senza paura. La manifestazione di domenica e' stata organizzata in poche ore, e di questo ringrazio Federfauna che ci ha dato una grande mano, Federico Baglioni e Andrea Tosini. La partecipazione e' stata superiore alle aspettative. Dobbiamo continuare cosi'". "Il danno arrecato" dal blitz con cui sabato un gruppo di animalisti ha 'liberato' centinaia di animali destinati alla sperimentazione in un dipartimento dell'universita' Statale di Milano "e' difficile da quantificare, ma e' nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro". Un danno che "va ben oltre la perdita degli animali illegalmente asportati: gli animalisti hanno tolto i cartellini a tutte le gabbie, rendendo non piu' identificabili gli animali e di fatto mandando in fumo il lavoro di anni di ricerca scientifica e i finanziamenti relativi". E' l'amarezza espressa dai ricercatori e dagli associati dell'Istituto di neuroscienze del Cnr - sezione di Milano, che lavorano nel Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale della Statale, preso di mira dagli attivisti. In una lettera pubblicata su Prometeus, magazine dell'Associazione nazionale dei biotecnologi italiani (Anbi), gli scienziati sottolineano che "le ricerche" in questione "riguardano in gran parte malattie del sistema nervoso, per le quali vi e' un disperato bisogno di cure, attualmente non disponibili: autismo, malattia di Parkinson, di Alzheimer, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, sindrome di Prader-Willi, dipendenza da nicotina". Nella lettera aperta si parla di finanziamenti vanificati e i ricercatori ripercorrono i fatti di sabato: "In concomitanza con il corteo nazionale contro la 'vivisezione' - raccontano - cinque membri del gruppo 'Fermare Green Hill' sono entrati abusivamente nel Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell'universita' degli Studi di Milano, sede in cui opera anche la sezione milanese dell'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche. I 5 attivisti hanno occupato lo stabulario, e dopo che alcuni si sono incatenati alle porte, hanno impedito l'accesso a polizia e personale di ricerca. Con l'intento di impedire lesioni alle persone coinvolte, i docenti universitari responsabili hanno avviato una lunga e laboriosa trattativa che si e' conclusa con l'uscita degli attivisti dal dipartimento, in compagnia di un centinaio di topi e di un coniglio". "Le nostre ricerche - precisano gli scienziati - sono finanziate da enti nazionali e internazionali tra cui Telethon, Airc, Nida, Fondazione Cariplo, Fondazione Mariani, Fondazione Sclerosi multipla, Comunita' Europea, ministero della Ricerca, ministero della Salute, Regione Lombardia. I finanziamenti sono ottenuti mediante processi di valutazione rigorosa e i risultati sono pubblicati nelle migliori riviste internazionali nel campo". L'incidente di sabato, tuonano, "crea un precedente di inaudita gravita'. Gli animalisti si sono arrogati il diritto di bloccare le ricerche approvate dagli uffici competenti del ministero della Ricerca, condotte secondo tutte le norme nazionali e internazionali sul trattamento degli animali da esperimento, finanziate da enti pubblici ma anche da fondazioni Onlus, queste ultime sostenute dalle donazioni di cittadini generosi interessati alla salute pubblica". Gli stabulari del Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale, incalzano, "rispondono a tutti i requisiti della legislazione europea vigente, e gli animali (topi, ratti e conigli, allevati ai soli scopi della ricerca e incapaci di sopravvivere in ambiente diverso da quello del laboratorio) sono mantenuti con la massima cura. E' innegabile che la sperimentazione animale rappresenti un delicato problema etico; la sensibilizzazione dell'opinione pubblica su questo problema ha portato alla approvazione in anni recenti della legislazione che regola l'uso degli animali nella ricerca, con conseguente enorme miglioramento delle condizioni di stabulazione e con l'eliminazione di sofferenze inutili cui essi potrebbero essere sottoposti". I ricercatori firmatari della lettera esprimono infine "frustrazione e delusione per cio' che e' successo. Le persone responsabili degli eventi di sabato hanno oltraggiato non solo la comunita' scientifica ma tutta la comunita' che sostiene e crede nella ricerca al servizio della salute. A questa comunita' e a tutta l'opinione pubblica noi chiediamo di prendere una chiara posizione, di modo che i responsabili siano chiamati a rispondere all'autorita' giudiziaria, alle agenzie, ai singoli cittadini e alle famiglie dei pazienti che finanziano le nostre ricerche. Speriamo inoltre che quanto e' successo possa contribuire a chiarire la differenza tra 'vivisezione' e ricerca di base".



