(Adnkronos) - Gli autori dell'articolo hanno condotto una serie di analisi su campioni di tessuto polmonare conservati all'ospedale di Monfalcone e provenienti da pazienti esposti all'amianto. "Grazie a una combinazione di tecniche basate sulla luce di sincrotrone (la microscopia e la spettroscopia a raggi X) in grado di fotografare in una sorta di mappa chimica la distribuzione degli elementi presenti - spiega Alessandra Gianoncelli di Elettra - abbiamo evidenziato importanti correlazioni fra la morfologia e la chimica dei corpi dell'asbesto e del tessuto polmonare circostante". Le analisi hanno evidenziato come le fibre e i corpi dell'asbesto causino un grande accumulo di ferro nelle cellule macrofaghe e nel tessuto circostante. "Nessuno aveva mai guardato le fibre d'amianto nel tessuto in questo modo, attraverso una vera fotografia chimica - conclude Lorella Pascolo, ricercatrice del Burlo Garofolo - "una fotografia che ci permette di dire che i corpi dell'asbesto non sono strutture inerti, ma, anche dopo diversi anni di permanenza nel polmone, continuano ad essere una fonte di stress nel tessuto, legata alla mobilitazione del ferro". "Queste osservazioni sulle interazioni di vari elementi chimici e sulle trasformazioni del ferro in presenza delle fibre nei polmoni - aggiunge - rappresentano inoltre un paradigma di tossicita': una sorta di modello a cui riferirsi per comprendere l'effetto di altri inquinanti a cui la popolazione e' oggi esposta. Mi riferisco al particolato ambientale, ma anche ai nuovi nanomateriali, che, come qualcuno ha gia' detto, potrebbero rappresentare l'amianto di domani. I dati che abbiamo ottenuto sono senz'altro dati molto importanti per contribuire a chiarire il quadro patogenetico delle malattie amianto correlate, con potenziali future implicazioni anche dal punto di vista diagnostico e terapeutico".



