Libero logo

Troppe prescrizioni, carceri disumane e processi lunghi: è allarme giustizia

domenica 27 gennaio 2013
Troppe prescrizioni, carceri disumane e processi lunghi: è allarme giustizia

2' di lettura

Milano, 26 gen. (Adnkronos/Ign) - La densità della popolazione carceraria "supera ogni livello di tollerabilità e lede in modo grave e non più giustificabile la dignità delle persone ristrette, tanto da porre in dubbio la legittimità, nelle condizioni date, delle modalità di esercizio del diritto punitivo dello Stato". E' uno dei passaggi del discorso di Giovanni Canzio, presidente della Corte d'Appello di Milano, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Presente, insieme alle autorità civili e militari, anche il premier uscente Mario Monti. La Corte di Strasburgo, anche di recente, ha ricordato Canzio, ha "nuovamente censurato l'Italia" per una situazione "ormai sistemica e causa di trattamento disumano e denigrante per la persona". In un altro passaggio il presidente della Corte d'Appello di Milano ha sottolineato che il Bel Paese "ha il triste primato in Europa del maggior numero di declaratorie di estinzione del reato per prescrizione (circa 130.000 quest'ultimo anno) e, paradossalmente, del più alto numero di condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo per l'irragionevole durata dei processi". Canzio ha quindi rivolto "un forte appello alla ragione perché si proceda presto, in un clima di proficuo dialogo, a nuove e più meditate scelte operative in tema di Giustizia, a effettiva tutela dei bisogni e dei diritti fondamentali della persona". Dai problemi della giustizia ai magistrati in politica. Nulla da eccepire sui magistrati che lasciano la toga per candidarsi alle prossime elezioni e la certezza che "per la prima volta è finito il tempo in cui lo scontro tra politica e giustizia si arricchiva di giorno in giorno di una puntata" sono alcune delle considerazioni fatte dal primo presidente della Corte d'Appello di Roma, Giorgio Santacroce, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Nell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle - ha sottolineato - la giustizia non è stata terreno di scontro perché si è ripristinato il principio che senza il dialogo, l'ascolto e la collaborazione non si arriva al giorno dopo. Si sono archiviate concezioni che raffiguravano politica e giustizia come mondi ostili guidati dal reciproco sospetto ribadendo la necessità che ciascuno coltivi il proprio ruolo senza invadere terreni altrui". Da parte sua il presidente della Corte d'Appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, ha chiesto ai magistrati "di modificare molti atteggiamenti. La comunità nazionale e internazionale ci scruta, stigmatizzando l'enfasi mediatica che viene data a certi provvedimenti, la sovraesposizione e i protagonismi di alcuni costantemente presenti in talk show televisivi dove disquisiscono di processi in corso".