Roma, 27 set. (Adnkronos) - Le nozze rom non salvano l'immigrato dall'espulsione. Lo ricorda la Cassazione che sottolinea come questa unione nel nostro Paese non abbia una legittimazione davanti alla legge. In particolare, la Sesta sezione civile ha accolto il ricorso del Ministero dell'Interno che si e' opposto al si' a rimanere nel nostro Paese accordato dal Giudice di pace di Milano ad un bosniaco che si era sposato con rito rom nel 2006, a Milano, con una connazionale in attesa di un figlio. Il giudice di pace di Milano, nel giugno 2012, aveva dato l'ok al bosniaco per rimanere a Milano, ritenendo che la convivenza more uxorio conferisse al padre del nascituro una protezione assimilabile a quella della madre in virtu' di una sentenza della Consulta del 2000. Contro il no all'epulsione, il Viminale ha fatto ricorso con successo in Cassazione, sostenendo che "il rapporto di convivenza opera a condizione che tale rapporto trovi riconoscimento nell'ordinamento giuridico". Da qui l'errore commesso dal Giudice di pace "nel riconnettere apodittica rilevanza giuridica - scrive la Suprema Corte - nello Stato italiano al preteso matrimonio rom, del quale, non e' detto potersi predicare la rilevanza in questo o quell'ordinamento di appartenenza comune o di celebrazione dello stesso". Torna cosi' in vigore con effetto immediato l'espulsione adottata dal prefetto di Milano.




