Roma, 12 mag. (Adnkronos) - Dimenticatevi del capolavoro di Vittorio De Sica e pensate semmai a Diabolik e alla sua notevole bravura e professionalità: da circa due anni un'ondata di furti sta investendo le aziende e i negozi di bici di alta gamma nel nord Italia, tra Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Furti 'professionali' da centinaia di migliaia di euro, che coinvolgono le eccellenze della meccanica italiana e non si limitano alle bici complete ma in alcuni casi alla sola componentistica o ai telai in carbonio appena usciti dalla verniciatura. Un fenomeno crescente, che ha spinto in almeno un caso, come succede a Modena, produttori e negozianti a formare una sorta di 'associazione informale' per tentare di limitare i danni, con scambio di informazioni e pressioni sulle istituzioni locali perché agiscano. Negli ultimi tempi sono state svaligiate aziende con nomi blasonati come De Rosa, Pinarello, Bottecchia, Carrera, Olympia, Marchisio, Esperia, Cinelli; senza contare il sottobosco di terzisti che costruiscono telai di elevatissima qualità per conto dei grandi marchi, soprattutto in Emilia Romagna. E neanche i negozi specializzati sono indenni da quella che secondo gli inquirenti appare essere una banda con molta manovalanza ma un'unica regia. Tra i colpiti dalle razzie colpisce la presenza di uno dei marchi 'mitici' dell'artigianato ciclistico italiano, la De Rosa di Milano. "Abbiamo subito due furti importanti, l'ultimo un anno e mezzo fa, con un bottino di 300.000 euro la prima volta e tra i 50 e i 60.000 la seconda -dice Cristiano De Rosa, che insieme al padre Ugo e al fratello Doriano produce gioielli a due ruote nello storico impianto di Cusano Milanino-. Non sappiamo chi sia stato, noi abbiamo sporto denuncia e speriamo che le indagini continuino. Prendono bici di alta gamma, sul web sono facili da rivendere e quelle italiane hanno una forte appetibilità per chiunque". L'allarme, che circola da tempo negli ambienti dell'industria ciclistica, è fonte di preoccupazione per i produttori ed è stato oggetti di riunioni apposite nella sede dell'Ancma, l'associazione di settore aderente a Confindustria. A preoccupare non è solo -anche se soprattutto- il danno immediato causato dal furto, ma anche il successivo impoverimento del mercato e un possibile stop alla crescente voglia di bici che sembra aver preso gli italiani negli ultimi due anni, guarda caso lo stesso periodo che vede aumentare i furti specializzati. "I negozi fanno difficoltà a ripartire dopo un furto, tendono a non esporre più l'alta gamma e quindi a non proporla, di conseguenza diventa difficile vendere prodotti di alta qualità, che sono una caratteristica italiana". Piero Nigrelli, direttore del settore ciclo di Ancma, conferma all'Adnkronos la voce che da tempo circola, ovvero l'esistenza di una sorta di 'banda del buco', forse anche più di una anche se appare improbabile visto l'identica dinamica dei furti, specializzata nella razzia rapida e 'pulita' delle cicloindustrie del nord. "Non abbiamo un dato complessivo, ma il fenomeno è in crescita e preoccupante -dice Nigrelli-, e va avanti da circa due anni. Voci 'di mercato' dicono che i ladri preferiscono i negozi nei pressi delle autostrade, per una migliore via di fuga. A tutti consigliamo di mantenere un'attenzione alta e a dotarsi dei migliori antifurti disponibili". Sono parecchi gli episodi che coinvolgono anche più di una volta la stessa azienda. Come Amg di Lomagna, in provincia di Lecco, che distribuisce componenti e abbigliamento di alta gamma di diverse marche: "Da agosto a oggi abbiamo subito tre furti -dice Mario Meyrat, titolare dell'azienda-. Il primo è stato quello più importante, con circa 150.000 euro di bottino: tutte ruote di alta gamma in carbonio, solo quelle. Nel secondo furto qualche mese dopo hanno portato via un po' di tutto, tra i 50 e i 60.000 euro di danno; l'ultimo furto ha fruttato poche migliaia di euro, ma perché ormai avevamo l'impianto d'allarme migliorato al massimo e dopo 10 minuti dall'ingresso dei ladri sono arrivati i carabinieri; ma loro lo sapevano benissimo e infatti sono entrati e usciti in un lampo". "Il fenomeno è dilagante, oltre a noi so di parecchi colleghi che hanno subito furti importanti negli ultimi tempi -dice Vittorio Fontana, uno dei titolari di Olympia, anche questa casa storica di bici made in Italy, con sede in provincia di Padova-. Un negozio qui vicino al terzo furto ha dovuto chiudere: è fallito, ed era un negozio storico". Anche Olympia si è ovviamente trovata alle prese con la razzia, "alla vigilia di Natale scorso: circa 150 telai di alta gamma, moltissimi in carbonio, molta componentistica anche questa di qualità e facilmente rivendibile: danni per 200.000 euro". A colpire Fontana la tecnica usata dai ladri: "sono riusciti a scovare tutte le 'zone d'ombra' dei sensori d'allarme, come se avessero avuto un basista. Roba da professionisti". Le testimonianze a campione raccontano sempre la stessa storia: capannoni svaligiati, vie di fuga sicure, allarmi neutralizzati. "E entrano anche dal tetto o facendo un buco sul muro, ma mica a picconate: con putrelle e pistoni idraulici: sicuramente dei professionisti", sottolinea ancora Meyrat di Amg. Opinione condivisa da Davide Boifava, della Carrera Podium, che aggiunge un altro particolare: "i furti hanno cominciato a interessare anche i camion dei team professionistici, le squadre corsa. Ormai la bici è materiale prezioso, e non registrato quindi facile da rivendere. Da noi sono entrati quattro volte negli ultimi due anni. Dove finiscono le bici? Si parla di paesi dell'est europeo. Noi stiamo studiando un sistema satellitare con cui dotare le nostre bici". Che nel traffico siano coinvolti paesi dell'Est viene confermato da tutti gli operatori di settore contattati dall'Adnkronos, ma ciò che più conta è che il dato sia certificato anche dagli investigatori. "Le indagini sono ancora in corso, ma si può già avere una certa tracciabilità dei luoghi di ricettazione -dice uno degli uomini dei carabinieri al lavoro sul caso-: Romania e Moldavia soprattutto, ma anche Slovenia, Ucraina. Si tratta sicuramente di professionisti, ne usano le tecniche: per esempio si calano spesso dal tetto, evitando i sensori perimetrali d'allarme. La manovalanza è facilmente reperibile, ma sicuramente c'è qualcuno, una 'mente' singola o collettiva, che organizza i colpi. I danni comunque sono ingenti, si tratta sempre di materiale ad alta tecnologia e valore, portano via anche i prototipi. Perché l'alta gamma? Con pochi pezzi incassano molto", conclude l'investigatore.




