(Adnkronos) - Le modalita' di spaccio erano ingegnose: tutto avveniva per mezzo di "ordinazioni" che i compratori facevano ai "cavalli", cioe' coloro che materialmente cedevano lo stupefacente. Questi ultimi ricevevano la droga dal loro grossista che, sulla base delle ordinazioni ricevute, assegnava ad ognuno il quantitativo di droga strettamente necessario. Questi accorgimenti sarebbero dovuti servire ad eludere l'azione di contrasto delle forze di polizia che, all'atto del controllo, non potevano far altro che contestare ai detentori dello stupefacente il solo uso personale, alla luce delle esigue quantita' detenute. Ma le indagini dei carabinieri, che hanno collegato tra loro tutti i piccoli sequestri di stupefacente e riconducendo ciascuno di essi al "cavallo", ha permesso di svelare l'esistenza di questa efficiente rete di vendita. Tra gli arrestati figurano giovani portotorresi, nonche' padre e figlio in posizione di supremazia rispetto agli altri.



