(Adnkronos) - L'attitudine ad inseguire il sogno a nutrimento di un immaginario estetico visionario di forme e parole e la dedizione assoluta all'inseguimento dell'intuizione che ne consegue, è certamente uno degli elementi di attrazione del giovane artista Roberto Di Costanzo nei confronti del grande regista. "Il foglio è la possibilità di raccontare quello che del mondo mi ha conquistato - ha dichiarato Roberto Di Costanzo - Il foglio è la matrice di un'intuizione più profonda che trova legami, non solo nella pioggia di linee che articolo per formare corpi, ma nella parola. Sono passaggi sinestetici a cui aderisco giornalmente disegnando visioni e forme con disciplina monacale". Il visionario, diceva Fellini, è l'unico vero grande realista. Una provocazione che racchiude il senso della sua ricerca e della sua straordinaria sensibilità. E il disegno è uno strumento d'indagine e consolazione, ironico e pungente, che lo accompagnerà tutta la vita. È risaputo come il giovane Federico giunga a Roma, diciannovenne, con la scusa della facoltà di giurisprudenza per dare invece inizio all'arte diventando vignettista e autore di quello straordinario bisettimanale che fu il Marc'Aurelio, crocevia delle maggiori firme della commedia all'italiana. Federico amava Roma, città dalle mille stratificazioni che rispondeva alla sua sete continua di novità. Ma soprattutto amava Cinecittà, il luogo perennemente cangiante che assumeva di volta in volta le forme, i colori, lo stile del suo prolifico immaginario. A Roma Roberto Di Costanzo ha già dedicato un tributo visionario raccontando questa città complicata con occhi di bambino. La sua storia illustrata prendeva il via con il volo di palloncini rossi dal ponte di Castel Sant'Angelo. Palloncini che riappaiano 'In Amarcord', dove ritrae Federico bambino seduto accanto ai genitori a via Margutta sprofondato nei propri infiniti rigagnoli visionari. Sono sogni leggeri di fanciullo che volano alti come i palloncini che animano il gioco di una bimba senza peso. (segue)


