S u queste colonne si scrive spesso di libri e del loro mercato e l’immagine che ne esce è sconfortante: numeri in calo, analfabetismo funzionale in ascesa, librerie deserte. I più chiudono gli occhi, molti affetti pensano di affondare con la barca, altri scorrono le cifre dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori, che ogni anno fotografa il mercato, nella speranza del numero magico che come al Superenalotto, indichi che c’è speranza. Questo lanternino, come quello con il quale viene raffigurato il filosofo Diogene, negli ultimi cinque anni è rappresentato dal mercato dei manga. A partire dal periodo della pandemia questa lanterna ha dissipato le tenebre nelle quali languiva il settore segnando una crescita straordinaria: +193% a copie (6,28 milioni) e +196% a valore (59,5 milioni di euro). È vero che la luce di questa lanterna si è affievolita negli ultimi tre anni con il -15,9% nel 2023, il-9,5% lo scorso anno e -2,8% nel 2025, ma nello stesso periodo è aumentato a dismisura lo spazio occupato in libreria dove i fumetti sono diventati una presenza stabile (e ingombrante). Il rapporto AIE spiega anche lo spettro di colori di questa lanterna: il lettore di fumetti ha dai 15 ai 74 anni, con una prevalenza maschile (32%). A leggere fumetti sono soprattutto i giovani: il 50% dei 18-24enni, il 49% dei 15-17enni e il 38% dei 25-34enni.
Si capisce perché la lanterna di Diogene interessa a così tanti editori: pubblico colto e con una fascia di accesso molto bassa: 15 anni. Ma cosa legge un quindicenne in libreria? Se ci entra, se proprio non riesce a comprare su Amazon perché non ha più soldi sulla prepagata, si dirigerà, come un laser, nel reparto manga, in genere manga shonen, che sono il corrispettivo nipponico dei bildungsroman, dei romanzi di formazione. Sono libri (e lettori) molto meno anodini del giovane Werther e dei suoi dolori, di Jacopo Ortis, del Piccolo principe, del giovane Holden: i manga shonen, raccontano la formazione, ma attraverso la lotta. Un bildungsroman combattuto: una lotta per cercare il proprio posto nel mondo che è spesso una lotta fisica. Dal paese del Sol Levante negli anni sono stati importati nomi divenuti oggi scontati come quelli di Dragon Ball, Naruto o One Piece, quando ancora era la trasposizione animata, l’anime ad aprire il mercato alla copia fisica, il manga, che spesso viene letto dopo aver visto la serie animata su Netflix, Prime Video o soprattuto Crunchyroll, piattaforma che detiene il 75% degli anime commercializzati e che nel 2024 contava 15 milioni di abbonati, in crescita, che non a caso si sta aprendo a contenuti editoriali, ambendo a diventare, anzi a rimanere, il riferimento degli appassionati. La lotta per l’acquisizione dei diritti sulle piattaforme è simile alla lotta che è l’elemento che accomuna tutte queste opere, da One Punch Man, la storia di un venticinquenne che dopo annidi allenamento riesce a mandare ko l’avversario con un solo pugno, a Solo Leveling, il racconto di come un giovane cacciatore di mostri deve lottare per pagare le cure della sorella malata, a Baki, con il protagonista in lotta con lo spettro del padre lottatore leggendario. La lotta è sempre formazione: in Bleach, un giovane riceve il compito di proteggere l’umanità dagli spiriti e di scortarli nell’aldilà, in Jujutsu Kaisen le emozioni negative possono essere incamerate dagli stregoni e usate come forma di energia: la descrizione della tragedia classica. Record of Ragnarok racconta di un torneo tra dei: la posta in gioco è l’umanità, anche quella che si perde partecipando al torneo. In My Hero Academia, chi nasce privo di un’articolazione al mignolo del piede ha in cambio dei poteri che sviluppa durante l’adolescenza; compito delle scuole è formare una nuova generazione di eroi. In tutti la crescita è metafora di lotta, di crescita, di affinamento attraverso il sacrificio, di ricerca di un posto nel mondo, dove per i romanzi di formazione era il viaggio. Su questo variegato ring c’è spazio anche per Fair Play, il primo manga shonen sulla boxe edito in Italia il cui numero pilota verrà pubblicato sulla rivista online Boxe Mania News per poi diventare albo con l’editore Reika Manga.
La mangaka Sabrina Sala con Federica Guglielmini e Federico Falzone crea una storia inedita che racconta di come il pugilato sia in grado di dare senso all’esistenza con il suoi ideali di sacrificio, di dedizione, di correttezza. Ecco che il bildungsroman lascia gli avelli scoperchiati, i cari romani resti e abbraccia Rocky, ma non il pugile di Filadelfia che trascinava i tronchi allenava nella neve per prepararsi a duellare con Ivan Drago, ma Rocky Joe, manga (poi anime) dove un orfano trova nella boxe un significato. Siamo dalle parti dell’Uomo Tigre, ma attualizzato, così come Hajime no Ippo, manga che racconta la storia di un ragazzo timido e gentile, orfano di padre, che si ritrova a condurre l’azienda ittica di famiglia con la madre e a sfogare la rabbia nel combattimento. Ma il protagonista di Fair Play ha anche molto in comune con Levius, boxeur in un mondo steampunk in streaming su Netflix. La boxe si è evoluta nella metalboxing, braccia e gambe sono sostituite con arti meccanici alimentati da vapore. Levius, da bambino ha perso il braccio destro a causa della guerra, trova nella metalboxe, una luce, il modo per sentirsi di nuovo completo, come tanti protagonisti di queste storie. Tutti trattano il corpo come fosse un’arma, in modo non diverso da come nella Chansons de geste i cavalieri s’identificavano nella propria spada che brillava tanto più intensamente quando bagnata del sangue dei nemici, perché temprata dal combattimento. È ancora la lanterna con la quale Diogene pensava di trovare gli uomini veri, quelli non ancora corrotti dalla società moderna (perché ogni epoca corrompe gli spiriti) e questi titoli, messi uno accanto all’altro, sono una piccola fiaccolata.




