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Simenon e il senso del male che avvelena goccia a goccia

Per la prima volta esce in Italia il romanzo in cui lo scrittore belga mette in scena i conflitti psicologici e gli abissi dell’anima che devastano i rapporti e le famiglie
di Caterina Maniacivenerdì 30 gennaio 2026
Simenon e il senso del male che avvelena goccia a goccia

4' di lettura

I tetti di Parigi mentre fiocca una neve soffice e argentea, sui boulevard e i mille locali pieni di clienti sin dal mattino, sugli eleganti palazzi che si specchiano sulla Senna, con vista sul dominante profilo di Notre-Dame... Quella Parigi che ancora oggi milioni di turisti si ostinano a cercare e a immortalare in infiniti selfie è viva e palpitante nella descrizione affilata come un bisturi di Georges Simenon che pur non avendo tentazioni liriche riesce a restituire alla realtà che osserva una bellezza feroce. Quelle strade, quei tetti, quei palazzi fanno da sfondo alle lotte più crudeli che si possano raccontare, tutti contro tutti, madri contro padri, padri contro figli, anziani contro giovani, famiglie che si dilaniano, e chi sopravvive quasi sempre lo fa in una sorta di apatia infelice. 1959: un altro anno difficile per lo scrittore, il suo secondo matrimonio scricchiola paurosamente, la moglie Denyse mostra segni di squilibrio. Lui continua a sfornare romanzi, quei suoi romanzi “duri”, con trame tesissime e un lento sprofondare negli abissi dell’anima umana senza redenzione, alternati a quelli in cui il commissario Maigret in quegli abissi sa calarsi ma anche riemergerne, per ridare senso ed equilibrio all’esistenza, a cominciare dalla sua, placida e serena, con la signora Maigret.

In questo suo “dualismo” fecondo scrive una serie di nuove avventure del commissario e un romanzo psicologico a tinte cupe, intitolandolo La vecchia. Fino ad ora inedito in Italia è appena stato pubblicato dalla casa editrice Adelphi, nella traduzione di Simona Mambrini (pp.167, euro 18). Simenon lo scrive tra il 6 e il 13 gennaio del 1959, mentre si trova in Svizzera nel Castello di Échandens, a Losanna, dove lo scrittore belga si è installato, con tutta la famiglia, da circa due anni. Il 26 maggio del 1959 nasce il quarto ed ultimo figlio dello scrittore, Pierre. Ma la cose, in famiglia, non vanno bene. In una manciata di giorni, come il suo solito, lo scrittore mette in scena un duello serrato e crudele tra quattro donne, chiuse in un elegante appartamento dell’Ile Saint Louise, nel cuore di Parigi, in giorni di neve e di gelo. Si fronteggiano, ognuna con le proprie ferite e infelicità, Juliette Viou, la “Vecchia”, rimasta vedova dopo tre matrimoni; nonna di Sophie Emel, giovane pilota e paracadutista, alcolizzata e dalla vita sentimentale quanto meno tumultuosa, Lélia, cantante di cabaret, separata dal marito, che vive con Sophie , Louise, domestica di Sophie. «Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto La vecchia. Il romanzo è quello che, a teatro, si definisce un huis clos: una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. Nell’appartamento le quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie ha accettato, senza troppo riflettere, di ospitare la nonna di quasi ottant’anni, che non vede da tempo e che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia – pericolosamente simili in molti tratti - si innesca un vero e proprio gioco al massacro, che finisce per coinvolgere anche le altre due donne. Le stanze si trasformano in un mondo alieno, dove ognuno è estraneo all’altro, anche se vivono l’uno accanto all’altro. Manichini che non possono parlare tra di loro, che non si comprendono. Si entra in universo popolato di fantasmi che rievoca, in un certo senso, l’atmosfera dei quadri metafisici di De Chirico, con le sue statue e fantocci che proiettano ombre gigantesche e lunari. Il senso del mistero, però, per Simenon è tutto compresso nel rivolo del male che goccia a goccia scava e devasta. Come spesso accade con le sue opere, anche queste pagine hanno un sapore contemporaneo, riconoscibile.

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