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Da Cartesio a Vasco, ecco i superinnovatori

Cominciamo col dire che, nonostante il titolo del libro di cui qui si tratta possa indurre in errore, Albert Einestein, in vita sua mai e per sempre si acquartierò tra le stesse quattro mura. Al contrario, di dimore ne abitò quattordici
di Alberto Frajamartedì 10 febbraio 2026
Da Cartesio a Vasco, ecco i superinnovatori

3' di lettura

Cominciamo col dire che, nonostante il titolo del libro di cui qui si tratta possa indurre in errore, Albert Einestein, in vita sua mai e per sempre si acquartierò tra le stesse quattro mura. Al contrario, di dimore ne abitò quattordici. L’abitazione del Nobel per la fisica di cui parla il saggio A casa di Einestein, (Piemme, 192 pp, 18,90 euro) di Daniele Manca e Gianmarco Verona, più che un luogo fisico è uno spazio mentale, un tempio in cui si innova e in cui scoperte scientifiche, fermento tecnologico e voglia di cambiamento chiedono una direzione, un ubi consistam cui affidare la propria mission. Quella direzione, quella missione oggi latitanti e che erano presenti in quei protagonisti della cosiddetta “generazione silenziosa”, gli Olivetti, i Mattei, i Ferrero, i Bracco, i Ferrari, i Barilla i Del Vecchio e gli altri capitani di industria che, nel secolo scorso, fecero del nostro paese una potenza industriale mondiale. Ecco, la “casa di Einestein” può essere intesa come una bussola utile a orientarci in una nuova epoca di vorticosa accelerazione scientifica e tecnologica e insieme una metafora per dare un senso a quella che gli autori chiamano superinnovazione.

Attraverso le storie di imprenditori, pensatori e visionari, i due autori esplorano che cosa significa innovare nell’era dell’intelligenza artificiale e dei big data e offrono sei lezioni per sopravvivere e vincere in quest’epoca di cambiamenti radicali nel segno di una sorta di “distruzione creatrice”. Ma perché Manca e Verona hanno scelto Einstein? Perché il padre della relatività incarna la complessità del nostro tempo: scienza e immaginazione, rigore e creatività, intuizione e lavoro paziente. Da qui nascono le sei lezioni del libro. La prima è la consapevolezza di sé: innovare richiede disciplina e la capacità di riconoscere i propri limiti. La seconda è il valore della scienza, sempre più infrastruttura dell’industria contemporanea. La terza riguarda il tempo lungo: la superinnovazione chiede investimenti pazienti, incompatibili con la miopia del breve periodo. La quarta è il rischio, inevitabile e spesso sottovalutato. La quinta chiama in causa le istituzioni, decisive nel creare ecosistemi favorevoli. La sesta è la responsabilità: l’innovazione non è mai neutra e produce effetti sociali, politici e culturali. Oltre alla chiarezza del linguaggio, spicca la ricchezza di esempi.

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Dalla fisica quantistica alla musica, dallo sport alla politica industriale, da Steve Jobs a Sam Altman, da Vasco Rossi a Cartesio, da Bezos ad Armani: storie fondamentali per illuminare i concetti, nona impressionare. Jeff Bezos da ex studente con laurea in Computer Science, di Internet ancora ai suoi primi vagiti intuisce le sconfinate potenzialità. Per esempio, la possibilità di vendere prodotti a distanza. Recapitare in case altrui oggetti deperibili, però, non è cosa. Resta da pensare ad una categoria merceologica sicura. Scatta l’eureka!: i libri, ecco cosa vendere. Nel mondo ne esistono a milioni ma non esiste una libreria che li possa stoccare tutti. Un negozio non basta. Ci vuole una start up di tecnologia. Il resto è leggenda. Steve Job. È lui che risolleva (tra l’altro) l’industria discografica con l’invenzione dell’iPod.

C’è anche Giorgio Armani che dimostra il suo genio creativo quando promuove l’immagine di una donna dallo stile androgino, lavoratrice sicura di sé. E dove sta la rivoluzionarietà di Facebook? Nell’ostinazione con cui il suo inventore, Mark Zuckerberg, promuove la sua idea, il desiderio di execution, la voglia di abbracciare il rischio. E nella la furia del prova e riprova ma anche dei tentativi e degli errori. E che dire di Vasco Rossi? «Lui sì che se ne intende, visto che ha contribuito a cambiare il panorama della musica cantautorale con testi più diretti e colloquiali e un’apertura definitiva alla musica rock che nell’Italia melodica aveva sempre tentennato» scrivono Manca e Verona», scrivono gli autori. Voglio una vita superinnovativa.

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