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Ecco il libraio che vuole uccidere i fascisti: "Eliminazione fisica"

di Francesco Storacemartedì 14 luglio 2026
Ecco il libraio che vuole uccidere i fascisti: "Eliminazione fisica"

2' di lettura

Difficile dire se siano gli effetti del caldo di questi giorni, ma leggere un’autentica esaltazione della violenza - antifascista, of course da parte di una casa editrice è da brividi. Chi fa cultura mette in pratica la teoria dell’eliminazione fisica del nemico. Non è un po’ troppo? Il caso lo troviamo sul profilo Instagram della casa editrice D Editore. Testualmente: «Il fascismo si combatte con una violenza senza quartiere, con l’eliminazione fisica dei suoi gerarchi, con lo smantellamento dei suoi canali di divulgazione ideologica».

Non siamo negli anni Quaranta, non è un reperto della resistenza: parole di oggi. Non siamo alla metafora, non è il crinale di un’ironia incomprensibile. Ma siamo invece alla dichiarazione esplicita di apologia della violenza politica contro persone etichettate come fasciste. Si parla di eliminazione fisica e di distruzione dei canali di espressione: il che è abbastanza grave. E tutto questo viene presentato come posizione “sincera” della casa editrice. Dopo il patentino antifascista, che pure D Editore non ha firmato siamo al proclama che punta all’annientamento. Il tutto condito da un tono che definire minaccioso e paratotalitario è poco. A costoro non basta contrastare le idee, serve violenza fisica e censura materiale. Siamo al classico salto dall’antifascismo come valore storico: «I fascisti non hanno diritti, vanno eliminati». È la stessa retorica che giustifica aggressioni, pestaggi e intimidazioni. Un post apertamente provocatorio proprio per far emergere queste posizioni.

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E va detto che non si tratta affatto di un caso isolato. Ormai si è consolidata una narrazione per cui ogni posizione conservatrice, identitaria o critica verso l’immigrazione di massa viene etichettata automaticamente come “fascista”. Conseguenza? La violenza contro di essa diventa “antifascismo militante”, quindi moralmente giustificata. Ed è triste vedere esibizioni di tal fatta proprio in campo culturale. Gli esempi sono ricorrenti: aggressioni a stand di libri o fiere, pestaggi di militanti, cancellazioni, e una retorica da “pestare i fascisti” che circola apertamente su social.

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In Italia l’antifascismo è diventato per molti un’identità totalizzante: non più solo opposizione storica al regime che fu di Mussolini, ma una sorta di licenza per aggredire l’avversario politico. Parliamo di un clima che sta peggiorando anche per una sorta di impunità percepita. Quando le aggressioni fisiche contro la destra vengono minimizzate dal mainstream o giustificate come “reazione”, il segnale è chiaro: si può fare. Stiamo tornando al tempo in cui si strillava «uccidere un fascista non è reato»? Occhio al pericolo. Oggi sembra stia tornando in forma aggiornata, soprattutto sui sociale in certi ambienti militanti, con l’etichetta “antifascista”. Non siamo ancora ai livelli degli anni di piombo, ma la soglia di accettabilità della violenza politica si sta abbassando. Quando una casa editrice pubblica testi che invocano esplicitamente «eliminazione fisica», e i commenti sotto sono pieni di like e approvazione, significa che una parte del dibattito pubblico ha già accettato l’idea che certi avversari politici siano sub -umani e aggredibili.