Mamma Siglinde è il termometro delle partite di Jannik, basta guardarla per capire come va l’impresa. Si copre il volto, si morde le labbra, strabuzza gli occhi, esulta, si dispera. A volte non regge, si alza e se ne va. Dietro gli scambi con l’avversario, Sinner gioca anche una partita emotiva con lei. E come se ad ogni colpo lanciasse a sua mamma i moti dell’anima e se ne liberasse. Siglinde esprime l’ansia, la fatica, lo stress, la delusione e la gioia del figlio che in campo resta lucido, concentrato, imperturbabile.
Non è ingombrante. Sempre un passo indietro, a sostenerlo quando cade, a difenderlo quando gli chiedono troppo o quando il mito si infrange mostrando le sue crepe. «Auguro a tutti di avere dei genitori come i miei che non mi hanno mai messo sotto pressione» ha detto Jannik che rende facile l’impossibile. Quando domenica sera batte Zverev, dedica la vittoria alla madre: «L’ho vista uscire un paio di volte per la tensione...». Siglinde lascia la tribuna, il suo cuore va più veloce della pallina. Perché mentre tutti guardano il campione, lei vede suo figlio.




