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Bonelli, tour "da Casta" a Napoli: va dove la plebe non può

di Daniele Dell'Orcodomenica 14 giugno 2026
Bonelli, tour "da Casta" a Napoli: va dove la plebe non può

3' di lettura

A Napoli esistono santi, miracoli e, a quanto pare, anche le udienze private. Certo, il Vaticano lì non c'è, ma alla più umile Cappella Sansevero, per un giorno Angelo Bonelli ha sperimentato i vantaggi di una sorta di pontificato laico e ambientalista.

La scena, sussurrata da Dagospia, dev’essere stata quasi liturgica. Un funzionario deferente si avvicina all’onorevole di Alleanza Verdi-Sinistra e gli sussurra: «Le faccio vedere una cosa che le resta nel cuore. Solo per lei». Manca soltanto l’incenso. Poi si aprono le porte di un luogo normalmente interdetto ai visitatori, il laboratorio artistico del maestro Esposito. Chiuso ai comuni mortali, ma evidentemente non ai pellegrini illustri e ai papi rossi.

E qui nasce il piccolo paradosso napoletano. Perché Bonelli è il leader politico che da anni combatte privilegi, rendite, corsie preferenziali e trattamenti speciali. Una missione che trova molto nobile, ma purché riguardi gli altri. Quando invece il privilegio bussa alla sua porta, ad aprirgli non trova un severo censore ma un padrone di casa piuttosto disponibile.

Prima, in modo poco proletario, ha accettato qualche generoso omaggio dallo shop del museo, poi s’è goduto la reverenza, e infine l’ingresso trionfale con tutta la delegazione: dieci persone tra adulti e bambini. Più che una visita privata, una processione.

Francesco Emilio Borrelli, deputato napoletano di Avs e sempre in prima linea nella lotta ai privilegi, raggiunto da Libero minimizza: «Non ero con Angelo Bonelli perché si trovava a Napoli in visita privata. Mi ha raccontato di essere stato riconosciuto dal titolare di un museo privato che ha voluto regalare alla sua bambina una matita. Per quanto riguarda invece la visita in un’area non aperta al pubblico, in realtà si tratta dello studio privato di un artista che ha voluto mostrare le proprie opere a Bonelli all’interno del proprio laboratorio».

Con perifrasi, ma sembra tutto considerato una conferma. E dire che Bonelli di norma è abituato a dire no. No alle trivelle. No ai rigassificatori. No alle grandi opere. No a mezzo Paese. I suoi Sì sono solo quelli rivolti alla patrimoniale. Che vadano in malora i ricchi, coi loro yacht e le loro Lamborghini convinti che l’opulenza possa spalancargli tutte le vie.

Imparino da lui, che riesce a farsi aprire le porte con la sola giustapposizione delle mani. Davanti a una porta chiusa per tutti e aperta soltanto per lui, i suoi celebri rifiuti oltranzisti sono magicamente diventati degli entusiastici: «Certo, grazie».

Che Bonelli in giro nel capolugo campano sia un piccolo Mick Jagger è certificato dai risultati elettorali, bisogna ammetterlo. Alle regionali del 2025 Avs ha raccolto il 7,42% nel capoluogo e poco più di 93.000 voti nell’intera provincia. Numeri rispettabili, che lo rendono il terzo partito più votato. Ecco, non tali da giustificare onori da capo di Stato, quello no. Eppure, a giudicare dall’accoglienza ricevuta, sembra che qualcuno lo abbia scambiato per un pontefice ecologista, accogliente, mangiaricchi, meritevole di accesso alle stanze riservate e percorsi privilegiati.

In fondo è una storia molto italiana. Il privilegio è sempre un abuso quando riguarda gli altri; quando invece tocca a noi diventa un’occasione culturale, un gesto di cortesia, una simpatica eccezione. E così il tribuno della plebe, per un pomeriggio almeno, ha potuto godersi ciò che ai comuni fedeli è normalmente precluso.

D’altronde il dipendente pubblico che l’ha riconosciuto, virgolettato da Dagospia, è stato chiarissimo e religiosamente retorico: «Le faccio vedere una cosa che le resta nel cuore». Missione compiuta. Più difficile provare a capire cosa sia rimasto nel cuore dei visitatori relegati all’esterno. Sicuramente ricchi. Pagassero più tasse e zitti.

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