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Il re del giallo svela la macchina del male

Torna in libreria Thilliez con il terzo romanzo della saga di Sharko: un nuovo mistero sui meccanismi delle menti dei serial killer 
di Francesco Musolinomercoledì 15 luglio 2026
Il re del giallo svela la macchina del male

3' di lettura

C’è chi uccide per rabbia, per denaro o per non lasciare testimoni. E poi c’è chi costruisce un piano di morte soltanto per essere ammirato come fosse un dio vendicatore. Questo è il profilo psicologico del killer di Lutto di miele, da ieri in libreria per Fazi, il nuovo libro di Franck Thilliez, tradotto da Daniela De Lorenzo. Scritto nel 2008 e finora inedito in Italia, il romanzo riporta in scena Sharko, che abbiamo imparato a conoscere con 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso.

Commissario dell’Anticrimine di Parigi, poliziotto brillante e uomo segnato dai traumi, Franck Sharko combatte i mostri nella mente dei serial killer, ma sta soccombendo alle proprie ombre.

SETTE FALENE

La narrazione si apre nel confessionale di una chiesa, dove viene ritrovata una donna: inginocchiata, nuda e completamente rasata. Sul capo ha sette falene vive, insetti dal disegno macabro e dal grido stridulo. Non ci sono ferite evidenti né segni di strangolamento. Eppure, il corpo sembra essere esploso dall’interno. L’autopsia rivela una forma rarissima e letale di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non dovrebbero più esistere. Il delitto, ci dice l’autore con uno dei suoi tipici colpi di scena, non è avvenuto all’esterno, ma dentro il corpo della vittima.

È qui che Thilliez mostra la propria peculiarità: prendere una paura scientificamente plausibile, spingerla fino al limite e trasformarla in un perfetto congegno narrativo. Gli insetti diventano armi, il miele un’esca, il sangue un terreno di coltura. L’assassino prepara le vittime come esperimenti e orchestra ogni dettaglio con la precisione di un entomologo e il fanatismo di un predicatore. Lascia messaggi cifrati, richiami alle trombe dell’Apocalisse e al giudizio universale. Un passo dopo l’altro, costringe Sharko - e gli uomini del 36 di Quai des Orfèvres - a seguirlo in una macabra caccia al tesoro che attraversa chiese, bassifondi parigini e paesaggi alpini. Ogni indizio è una trappola, ogni soluzione spalanca una nuova paura.

Giallista di grandissimo successo, Thilliez ha venduto più di dieci milioni di copie. Un risultato costruito libro dopo libro – ricordiamo Il manoscritto, C’era due volte e Vertigine – grazie a una formula riconoscibile che unisce documentazione scientifica, immaginazione feroce e protagonisti pieni di ombre. Nei suoi romanzi il male non è mai soltanto un enigma da risolvere: è una macchina che coinvolge chi indaga, ne sfrutta le crepe e trasforma ogni debolezza personale in un’arma. Ma il vero enigma è sempre lui, Sharko. È trascorso un anno dall’incidente in cui ha perso la moglie Suzanne e la figlia Eloïse, uccise da un pirata della strada.

È tornato in servizio, ma vive circondato dai trenini che collezionava per la bambina, ingoia pillole, teme il silenzio e sente le voci dei morti. La rabbia lo tiene in piedi e, al tempo stesso, lo trascina verso il fondo. Questo nuovo caso arriva nel momento peggiore, ma proprio per questo diventa la sua unica possibilità di restare vivo: inseguire l’assassino significa non fermarsi, non ascoltare il dolore, non guardare troppo a lungo la voragine che si sta aprendo nella sua mente.

IL CONTAGIO

Lutto di miele non è soltanto un thriller sulla vendetta: è un romanzo sulla contaminazione. Come un contagio, il male passa da un insetto all’uomo e da un corpo all’altro, ma si propaga anche attraverso il lutto e il senso di colpa. L’assassino infetta le vittime, l’indagine contagia i poliziotti e il passato offusca la mente di Sharko.

Thilliez lavora così sulla stessa ossessione in tre direzioni: biologica, criminale e psicologica. Alterna referti autoptici, spiegazioni scientifiche, enigmi biblici e discese negli abissi con una scrittura che accelera proprio quando il lettore vorrebbe distogliere lo sguardo e riprendere fiato.

Dietro il commissario spericolato che viola le procedure e si getta nelle trappole tese dal killer, c’è un uomo che cerca disperatamente una forma di redenzione. L’indagine diventa così anche un confronto con il desiderio di raggiungere chi non c’è più per lasciarsi inghiottire definitivamente dalla follia. Infine, anche il titolo si rivela una trappola: il miele, emblema di dolcezza, diventa uno strumento di morte. Thilliez lavora proprio su questo rovesciamento, trasformando ciò che ci rassicura in una minaccia e ricordandoci che l’orrore più efficace nasce sempre da ciò che, erroneamente, credevamo fosse innocuo. Finché è troppo tardi per salvarsi.