Libero logo

Toh, l'Ulisse di Nolan è quasi uno di destra

Il film, accolto con diffidenza da sinistra, ripropone i valori dell’Occidente: patria e famiglia
di Annalisa Terranovalunedì 20 luglio 2026
Toh, l'Ulisse di Nolan è quasi uno di destra

3' di lettura

Adesso non ci metteremo a ridicolizzare Ulisse arruolandolo a destra. Ci si potrebbe limitare a dire che il film di Christopher Nolan che ripropone le vicende dell’eroe omerico, ha generato un paradosso di grande interesse. Inizialmente avversato da destra per la scelta di un’Elena nera e per avere arruolato l’attore trans Elliot Page nei panni di Sinone, il film si sta rivelando una fantastica leva per riproporre da un lato la forza del mito e dall’altro i valori del vituperato Occidente: la Patria, la famiglia, la téchne incarnata dall’ingegno di Ulisse. Tutto ciò in pratica che il wokismo avversa e che indica come colpa primordiale dell’“uomo bianco”.

Certo poi ci sono le sfumature individuali, a chi è piaciuto, a chi non è piaciuto, ma il fenomeno culturale, capace di incidere nell’immaginario e di restarvi, ci sta tutto. E va detto che Nolan si era già fatto le ossa contro le critiche politiche e politicizzate con il suo Batman, accusato di essere troppo fascistoide (marchio peraltro da cui i supereroi non sono immuni). Quindi ha fatto spallucce e ha atteso, ha aspettato che la sua Odissea divenisse in pochi giorni l’argomento di dibattito capace di intersecare cultura alta e bassa, che divenisse “evento”.

E in Italia lo è divenuto al punto da rivalutare con forza l’Odissea del 1968 disponibile su Raiplay e diretta da Franco Rossi e Piero Schivazappa, con Bekim Fehmiu nei panni di un convincente e azzeccato Ulisse. L’esempio è perfetto anche per le polemiche astratte sull’egemonia culturale: non c’è bisogno di fare patentini da una parte o di fare vittimismo dall’altra.

DIFFIDENZA
Bisogna saper aspettare il momento giusto per vedere trionfare sulla bocca del nemico le proprie convinzione. Ed ecco che a rifare grande l’Occidente ci ha pensato Nolan col suo kolossal. Che è stato accolto non a caso con una certa fastidiosa diffidenza. Federico Pontiggia sul Fatto paragona persino il suo Ulisse al bullo Trump. E la stroncatura così prosegue: «Il palestrato Matt Damon è un ciocco, lontano dall’epos se ne va per le omeriche peripezie come un commesso viaggiatore o, se volete aggiornare, un rider».

Francesco Piccolo su Repubblica decide invece che è impossibile non «arrendersi alla forza di Omero» anche se il finale già lo conosci e «quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, beh a quel punto ti abbandoni felice , ci credi e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo». E non si capisce se la «cazzata» è la lotta alla Bruce Lee o la cacciata dei Proci usurpatori che significa anche difendere la propria terra, i confini, la casa, il focolare, la proprietà, la famiglia, Itaca. Tutta roba urticante per la sinistra ma che cazzata non è. Poi c’è Alberto Negri del Manifesto che ammonisce su X: l’unica recensione credibile del film di Nolan è quella di Le Monde, che ha giudicato aspramente l’opera perché non all’altezza di Omero (ma come si può essere all’altezza di Omero?).

IL PRECEDENTE
Ebbene tutta questa allergia sotto traccia al ritorno di Ulisse e di ciò che il suo mito rappresenta ricorda la repulsione con cui fu accolto sempre a sinistra il kolossal di Peter Jackson Il Signore degli Anelli. Memorabile la stroncatura di Natalia Aspesi: troppo biondi i bimbi di Rohan, troppo scuri gli orchetti. «Venti minuti molto cartonati di elfi, orchi, maghi, principesse, nani e ovviamente Hobbit, i pigmei dai piedi pelosi... Per ora questo falansterio di bimbi biondi, di bambine con la treccia, di ultratrentenni con la fissa della celticità pura...». E oggi, l’avversione al troppo palestrato Matt Damon rimanda alla massima di Brecht: «Beato il popolo che non ha bisogno di eroi».

E invece questo bisogno è venuto fuori, e rischia di dilagare, anche perché Ulisse è eroe moderno, fragile e umanissimo, ci rammenta il Corriere commentando riscoperta dell’Odissea. «Che sia forse questo tratto caduco a rendere Ulisse uno di noi, familiare al punto da trasformare le tre ore di Odissea di Nolan in una passeggiata fatta di commenti, osservazioni, dibattiti e persino azzardi da divano, trasformandoci tutti in grecisti?». Non è però necessario giustificare con la fragilità il fascino di Ulisse, di Omero, della mitologia greca: è sufficiente la forza attrattiva del mythos che, per dirla con Mircea Eliade, è il racconto che trasforma il caos in cosmo. E non ci può lasciare indifferenti. E ci fa dire: è bellissimo. Altro che cazzate.