Non è difficile trovare i riferimenti culturali, del resto dichiarati, dell’agire politico di Giuseppe Fioroni, democristiano di nascita, già Ministro dell’Istruzione nel governo Prodi e fuoriuscito dal Pd dopo la elezione di Elly Schlein alla segreteria del partito. Nel libro Ovunque è il centro, delle cose, della vita, della politica, in uscita per Rubbettino (192 pp. euro 16) i primi di settembre, il filosofo cattolico neotomista Jacques Maritain, insieme ad Alcide De Gasperi, vengono sia citati che resi presenti negli snodi autobiografici, esistenziali e politici. A colloquio con il sociologo Angelo Palmieri, Fioroni non si limita a raccontare il percorso che lo ha portato a diventare un uomo delle istituzioni, ma illustra un progetto politico che parte dalla virtù mediana di Aristotele, arriva alla dottrina sociale della Chiesa di Leone XIII, fino appunto al padre costituente De Gasperi e a Aldo Moro. «Il centro non è un luogo da occupare né una rendita da difendere», scrive Fioroni.
«È il luogo in cui la politica diventa responsabilità verso la persona, la comunità e le periferie. In questo senso, ovunque è il centro, perché il bene comune non abita un vertice astratto, ma ogni luogo in cui la dignità umana esige di non essere trattata come scarto».
Dallo scoutismo giovanile nell’Agesci, attraverso la militanza e la palestra politica nella Democrazia Cristiana, nel comune di Viterbo da sindaco e poi attraverso un cammino politico di alto profilo, il medico Giuseppe Fioroni, ora sessantasettenne, si racconta per quello che è stato e ciò che dicono sia ancora: una persona schiva, forse troppo. Un soggetto che però ha sempre sentito la politica, un ambito nel quale la riservatezza è praticamente impossibile, come un spazio nel quale vivere profondamente il proprio credo religioso, inteso come servizio e costruzione sociale del vivere con benessere. «La politica non nasce nel clamore, né nella fascinazione del comando, né nell’ossessione dell’apparire. Matura molto prima: in un gruppo scout, in un quartiere, in una comunità. È lì che la libertà smette di coincidere con il privilegio e comincia a rivelarsi come capacità di rispondere a ciò che la vita e gli altri ci affidano». Di lui, infatti, non si ricordano apparizioni televisive urlate.
A definire il percorso politico dell’uomo risulta interessante, come lui stesso racconta, ricordare la diatriba, allorché l’allora ministro dell’Istruzione grillino Fioramonti propose di sostituire il crocefisso nelle aule scolastiche con una cartina geografica. Per questa vicenda e per lo strappo che si produsse nel Partito Democratico, Giuseppe Fioroni dovette sopportare parecchia esposizione e, a seguito di minacce ricevute, gli venne consigliato di accettare una scorta che lui rifiutò: «Per me è un conto dare dignità di presenza a tutti, ed è giusto farlo in una società pluralista; altra cosa è togliere, quasi per rivalsa o per esasperazione del diritto, ciò che appartiene alla storia, alla cultura, alla sensibilità del nostro Paese. La libertà di qualcuno di non riconoscersi in una tradizione religiosa non può tradursi nella cancellazione pubblica di quella tradizione».




