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Per espiare il colonialismo servono statue di africani

L’Onu ha chiesto alla Gran Bretagna di erigere statue di persone africane nelle sue piazze per espiare la tratta degli schiavi
di Carlo Nicolatogiovedì 3 settembre 2026
Per espiare il colonialismo servono statue di africani

2' di lettura

L’Onu ha chiesto alla Gran Bretagna di erigere statue di persone africane nelle sue piazze per espiare la tratta degli schiavi. Non è una provocazione, non è una battuta da social, è una raccomandazione ufficiale arrivata dal Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, il Cerd, lo stesso che a marzo ha spinto l’Assemblea a votare una risoluzione per chiedere risarcimenti formali alle ex potenze schiaviste. La tesi è semplice e, nella sua semplicità, totalitaria: Londra, insieme a tutte le altre nazioni che hanno praticato la schiavitù, ha un “obbligo” morale e legale di riparare i danni e non solo con i soldi. Le riparazioni, spiegano, non sono solo trasferimento di fondi ma «rimodellamento della società». Tradotto: riscrittura della storia e sostituzione dei suoi simboli. Nel rapporto si legge testualmente che «gli spazi pubblici dovrebbero onorare il contributo delle persone di origine africana», anche attraverso «l’installazione di opere d’arte e statue» che «riconoscano chiaramente i torti commessi da coloro che hanno sostenuto o tratto vantaggio da atrocità storiche». In pratica, dopo aver abbattuto le statue che non ci piacciono, costruiamo quelle che ci piacciono; dalla “cancel culture” alla “replacement culture”, secondo un meccanismo tipico dei regimi totalitari marxisti.

Non è un caso che il rapporto citi esplicitamente il 2020, l’anno di Black Lives Matter. Secondo gli esperti Onu, i manifestanti che vandalizzarono e abbatterono le statue di mercanti di schiavi come Edward Colston a Bristol sarebbero stati ingiustamente «denigrati» dai media, e la loro causa dipinta come «oscura» e «di sinistra». Fonti interne, citate dal Telegraph, precisano che la forma esatta che queste nuove onorificenze dovrebbero assumere spetterebbe ai singoli Stati. Un contentino per salvare la faccia. Ma l’indirizzo è chiaro: sostituire il pantheon nazionale con un cast scelto da Christopher Nolan. E non finisce qui. Perché la statua è solo la punta estetica di un programma molto più vasto e molto più invasivo. Le linee guida sulla «giustizia riparativa» chiedono a Londra di inasprire le leggi sull’hate speech, di rivedere i libri di testo scolastici, di «sradicare la xenofobia verso i migranti e altri percepiti come tali». I libri di scuola, si legge, «devono presentare resoconti accurati e imparziali sulla schiavitù, le sue conseguenze e le realtà attuali, basati su una ricerca approfondita».

E i leader politici «devono educare il pubblico sull’importanza della giustizia riparatoria per costruire una società sana e inclusiva». È il solito schema: prima ti dicono che devi vergognarti, poi ti dicono come devi educare i tuoi figli a vergognarsi meglio. Il tutto condito da un linguaggio orwelliano dove ogni imposizione diventa “educazione” e ogni censura diventa “lotta alla disinformazione”. C'è poi un passaggio che dovrebbe far suonare un campanello d’allarme anche ai più distratti: lo stesso comitato invita anche le istituzioni “non statali” a rivelare la loro complicità nella tratta. Banche, assicurazioni, università, musei, Chiesa anglicana. Nessuno è innocente, tutti devono confessare, come nelle “sessioni di lotta” durante la rivoluzione culturale maoista.