Ovidio guarda il mare burrascoso sotto le nubi plumbee. Prova una grande stretta al cuore, pensando a Roma, da cui è stato mandato via, in esilio, a Tomi, remoto porto sul Mar Nero, in una terra “di selvaggi” che non riesce a comprendere. Ha creato fastidi alla corte dell’imperatore Augusto, con le sue opere... Ora la sua poesia si è trasformata, intrisa di dolore, nostalgia. Ancora più dirompente. Il potere odia chi vuole pensare liberamente e lungo i secoli si dipana la lotta tra chi vuole creare seguendo il proprio istinto e quel che vede intorno a sé e tra chi giudica l’arte un trastullo, una distrazione, oppure uno strumento di propaganda. Le pagine scritte si possono nascondere, trafugare, diffondere in altri luoghi, ma non si può nascondere, nell’impero zarista, poi sovietico e oggi putiniano, di chiamarsi Dostoevskij, Pasternak, Mandel’štam, Achmatova, Solženicyn, Politkovskaja... E nel mondo migliaia di altre storie e calvari, come quelli di Hrant Dink, giornalista e scrittore ucciso in Turchia, del cinese Liao Yiwu, noto, fra le altre cose, per aver denunciato pubblicamente il massacro di Piazza Tian’anmen del 1989, Salman Rushdie e la persecuzione di cui è vittima da decenni.
LA LINFA VITALE DEL MALE
Ci sono paesi interi, in questo momento storico, in cui andare a scuola è un grosso rischio, soprattutto per le ragazze. Come in un rinnovato inferno alla Fahrenheit 451, i libri vengono confiscati e bruciati.
Accade nell’Afghanistan del regime talebano, mentre in Iran è in funzione a tutta forza la grande macchina della censura e scrittori e intellettuali sono segregati in carcere. Eppure, qui come in tanti, troppi Paesi la letteratura trova nel dissenso, nella descrizione di tanti inferni una linfa vitale, una forza e una forma di grande potenza. Tanto da far percepire la letteratura occidentale contemporanea, pur con le dovute eccezioni, come un frutto esangue e convenzionale di una lunga e meravigliosa tradizione. Lo si capirà ancora più concretamente se si potrà partecipare anche solo a qualcuno degli incontri in programma nella folta agenda della Dissensio Arena di Pordenonelegge: un nuovo spazio interamente dedicato alla libertà di parola e chi nel mondo ha sofferto per affermarla.
«Attraverso la Dissensio Arena – spiega a Libero il presidente di Fondazione Pordenonelegge.it Michelangelo Agrusti – si vuole dare espressione e contenuti tangibili alla sua rinnovata denominazione di Festa del libro e della libertà, sottolineando il legame indissolubile tra scrittura, lettura e democrazia». Racconta di un’esperienza, tra le tante, che ha vissuto, un incontro che ha cambiato la prospettiva e lo sguardo: «Ho vissuto un momento storico, a Praga: quello del potere dei senza potere, che Vaclav Havel aveva affidato alle pagine del suo celebre saggio così intitolato. Ovvero, la transizione fra il regime comunista e il governo degli scrittori, degli intellettuali, dei drammaturghi, registi e musicisti, scesi in campo per rivendicare la loro libertà, esercitando solo la forza della parola, della cultura, dell’arte. Nel febbraio ’89 ho assistito, in veste di deputato della Repubblica italiana, al processo intentato dal regime a Vaclav Havel. Ero proprio lì, con i miei colleghi Pierluigi Castagnetti e Giuseppe Matulli: nel giro di pochi mesi Havel sarebbe diventato presidente della Cecoslovacchia, ricevendoci in questa veste, nel Castello di Praga. Quegli anni, e quell’esperienza, restano una formidabile ispirazione: perché non c’è libertà del libro senza libertà di pensiero, e non c’è vera democrazia senza la possibilità di dissentire».
Nella Dissensio Arena, attraverso il cartellone coordinato da Alberto Garlini, potrà parlare dell’Afghanistan segnato da censure e divieti con la coraggiosa autrice e regista Zainab Entezar. Costretta all’esilio in Germania dopo le minacce dei talebani, ha raccolto molte testimonianze di donne afghane nel volume Fuorché il silenzio. Trentasei voci di donne afghane, curato in Italia da Daniela Meneghini (Jouvence). Oggi, giorno inaugurale del Festival, sarà anche il giorno segnato dalla presenza di Salman Rushdie, la cui produzione letteraria, e la sua stessa esistenza, rappresentano un monumento alla resistenza e alla forza rinnovatrice del dissenso. Con il giornalista e saggista Federico Rampini sarà protagonista di un dialogo a partire proprio dalla possibilità di indicare i Linguaggi della verità, il significato e il valore della libera espressione in un mondo scosso dai fondamentalismi.
La deficienza artificiale contro il buonismo woke
«Sono Rick e non dovreste seguirmi»: è il suo motto, la frase con cui conclude ogni video. Eppure il ...AMBASCIATRICE DI LIBERTÀ
Farà tappa a Pordenonelegge Vera Politkovskaja, domenica 20 settembre: insignita da Pordenonelegge dell’onorificenza di Ambassador of Freedom, parlerà dell’eredità spirituale e politica della madre Anna Politkovskaja, a pochi giorni dal ventesimo anniversario del suo brutale assassinio avvenuto in Russia il 7 ottobre 2006, presentando il memoir Una madre. La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja. L’onorificenza verrà consegnata anche a Rushdie e al presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, atteso a Pordenone domenica 20 settembre, il cui intervento chiuderà i densi cinque giorni in cui si articola la manifestazione e che idealmente aprono il cammino verso il 2027, in cui la città friulana ricoprirà il ruolo di Capitale italiana della Cultura, da celebrare con oltre 50 iniziative culturali, territoriali e formative. Sabato 19 settembre riflettori puntati sullo scrittore iraniano naturalizzato olandese Kader Abdolah: Parla Zarathustra, in uscita per Iperborea, è una riflessione sulla vita leggendaria del profeta Zarathustra, un grande racconto epico nel quale spiritualità storia e autobiografia si fondono. Fra i protagonisti anche l’autore israeliano Assaf Gavron: è il traduttore in ebraico di Philip Roth, Jonathan Safran Foer, J.D. Salinger e altri importanti scrittori di lingua inglese. Ha scritto numerosi romanzi, raccolte di racconti e saggi. È osservatore attento e critico delle azioni del suo governo. Come un lungo e resistente filo rosso lega sotterraneamente queste storie e queste opere l’immagine di Praga e del suo martirio vissuto all’ombra della Cortina di ferro: «A Praga torneremo il prossimo ottobre» ricorda Agrusti, «per chiudere la nostra 27esima edizione testimoniando l’impegno della cultura, e dei libri, contro ogni autoritarismo, nella città in cui ha vinto la Rivoluzione di Velluto».




