Se c’è qualcosa che indiscutibilmente racconta la nostra umanità, quella è il cibo. Nel bene o nel male, così come nell’indifferenza o nella passione, l’essere umano mangia, e ci si augura lo possa fare per diverse volte al giorno. Dal primo all’ultimo giorno della sua vita. A regime stazionario, l’essere umano mangia per una fisiologica necessità, meglio se condita da un pizzico di sana golosità, per chi la può soddisfare. Al netto delle circostanze, tuttavia, mangiare significa anche molto altro.
Mangiare può essere una coccola, ad esempio, così come può essere un grosso fastidio. Spesso è routine, ma può essere scoperta. A volte significa condivisione, altre profonda intimità. Si mangia all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, oppure si mangia quando capita, o ancora quando si vuole. Mangiare, d’altronde, è umano. E in quanto tale è complesso e sfaccettato. Non è un processo lineare, al contrario, è difficile non sbagliare nelle scelte alimentari. Che sia per quanto riguarda la salute, o per quanto riguarda gli aspetti economici, sociali e ambientali che dipendono da come e da cosa mangiamo.
Come tutte le complessità, però, anche mangiare sa essere estremamente affascinante, tanto nella sua raffinatezza quanto nella sua semplicità. Per questo, per scoprirne le meraviglie, è importante non perdere mai la curiosità verso il cibo: la curiosità, d’altronde, è uno dei pochi strumenti che si ha per tentare di affrontare la complessità che ci circonda. A questa bisogna affiancare poche ma salde certezze, quelle su cui riprendere fiato proprio quando la complessità sembra inespugnabile.
In cucina, infatti, ognuno ha quelle certezze, ingredienti che ci sono cascasse il mondo: nel mio caso, la pasta. Meglio se spaghetti. Veloci e gradevoli, li si può preparare sciogliendo in padella due acciughe e una generosa noce di burro. Dentro vi si tuffano gli spaghetti, scolati con due minuti d’anticipo rispetto alla consistenza desiderata: quindi si alza la fiamma e si aggiunge un mestolo d’acqua di cottura - due, se la porzione è doppia - e si muove veloce la pasta con un mestolo per il tempo sufficiente a far rapprendere il sugo. A questo punto si spegne il fuoco e si aggiunge la scorza grattugiata di mezzo limone e, se v’aggrada, una timida spremuta del suo succo. Infine una macinata di pepe. Non c’è bisogno di apparecchiare, basta una forchetta e la voglia di lasciarsi stupire da quanto di buono si può gustare, anche quando il frigo è vuoto.




