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Obama sempre in viaggio per non andare a casa

Il presidente Usa con la popolarità a picco visita gli stati ballerini per le presidenziali. A spese dei suoi connazionali

28 Novembre 2011

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Obama sempre in viaggio per non andare a casa
Mentre con il 46% di indice di popolarità Obama è ora sorprendentemente battuto persino dal suo predecessore George W. Bush, che è al 47% nell’annuale sondaggio di Gallup sul giudizio che gli americani di oggi danno degli ex presidenti, Barack si prende la rivincita, si fa per dire, in un’altra “performance politica”: il numero delle trasferte dalla Casa Bianca, soprattutto negli Stati swing (ballerini, dove il voto è incerto) , durante il terzo anno del primo mandato, quello in cui l’ossessione per la rielezione è la prima occupazione dei presidenti. Obama, che disse spudoratamente due anni fa “meglio un mandato alla grande che due mediocri” quando il Paese si opponeva alla sua riforma sanitaria, è il più ossessionato di tutti.

Alla data di metà novembre, ha rilevato Brendan Doherty, un esperto di “viaggi dei presidenti”, in una intervista sul Wall Street Journal, Barack ha già fatto 54 viaggi in 11 Stati “a rischio” per il suo bis, in 42 giorni di assenza. Nel corrispondente periodo di tempo, nel 2003, George Bush ne aveva fatti 49 in 34 giorni di assenza dalla Casa Bianca, ed era stato ovviamente super criticato dai Democratici, che allora potevano citare Bill Clinton. Il quale, nel 1995 che era il suo terzo anno, tenne 40 eventi in 24 giorni di trasferta. Per Obama, essere andato nel 2011 a fare comizi in Virginia (11 volte) , in Florida (10), in Pennsylvania (8) e in Nord Carolina (7) , gli Stati più “corteggiati”, è significato unire l’utile (risparmiare soldi) al dilettevole (farsi pubblicità). Sostenendo di rivolgersi al popolo americano per illustrare le sue proposte, come l’ultima di stimolo da 500 miliardi per “creare posti di lavoro” che in Congresso ha peraltro avuto zero chance di passare fin dal suo lancio, Obama  ha potuto scaricare i costi dei viaggi sui contribuenti perché ha potuto legittimamente accampare di essere “in missione ufficiale da presidente”. Così ha risparmiato il denaro della sua campagna, che per il 2012 ha l’obiettivo di superare il vecchio record degli 800 mila dollari del 2008, raggiungendo un nuovo primato storico stavolta a cifra tondissima, un miliardo. Anche quando fa svariati meeting privati con i fans di altre città per raccogliere denaro, la sola apparizione di un’ora in una fabbrica o in una scuola del circondario per parlare del suo programma può valere per il presidente il rimborso delle spese della trasferta da parte della cassa federale, totale o almeno del 50%.

Le trasferte nei distretti elettorali dove per vincere possono bastare poche migliaia di voti sono di grande importanza per chi è alla Casa Bianca. Oltre ad aver garantita la presenza dei network e della stampa nazionali, ottiene ovviamente la copertura capillare dei giornali e delle tv locali, tramite diretto ai voti che contano. Ma la spasmodica sete mediatica di Barack può essere un’arma a doppio taglio. Gli unici brevi periodi negli ultimi mesi in cui le rilevazioni dei sondaggi hanno indicato qualche tenue recupero dai minimi del 41-42% sono stati quelli in cui ha taciuto. O gli è piovuta la gloria da lontano grazie ai silenziosissimi marinai Usa che hanno eliminato Bin Laden.

di Glauco Maggi
[email protected]

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