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Vuoi diventare ricco? Puoi"Libero" ti spiega come

La copertina del libro di Alfio Bardolla

Domani il primo libro in edicola con il nostro quotidiano. E l'esperto Alfio Bardolla vi da qualche consiglio in anteprima: ecco i segreti per guadagnare

Andrea Tempestini
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  di Attilio Barbieri Parlare di ricchezza di questi tempi in Italia pare anacronistico. Lo sport nazionale - corroborato purtroppo da una solida base di dati oggettivi - è quello di documentare la povertà in cui rischia di gettarci la politica del rigore imposta dalla Germania e applicata con solerzia teutonica dal governo dei Professori. Eppure c'è chi non si fa problemi. E non solo affronta il tema  di come ottenere la «libertà finanziaria» guardando ai soldi nella prospettiva comune a tutti i ricchi ma lo insegna pure. Parliamo di Alfio Bardolla, il vulcanico guru del riscatto dalla povertà. Classe 1972, originario di Chiavenna, laurea in scienze bancarie, Bardolla è l'unico financial coach italiano che guida i suoi clienti a pianificare e conseguire i propri obiettivi finanziari, per aiutarli a raggiungere la libertà finanziaria. Da domani e con cadenza settimanale Libero pubblica i suoi volumi nella collana «Quello che devi sapere sul denaro e che a scuola non ti hanno mai insegnato».  «Per diventare ricchi o almeno smettere di sentirsi poveri  bisogna  ragionarte in maniera totalmente diversa da quella c cui siamo abituati», racconta a Libero. Che si tratti di una ricetta applicata in prima persona lo dimostra la sua storia imprenditoriale. Popo più che ragazzo fonda un'azienda nell'illusione di poter raggiungere facilmente il successo. Così non è e Bardolla si ritrova indebitato fino al collo, col rischio di mettere a repentaglio i patrimonio di famiglia. Ma lì scatta qualcosa che gli consente non solo di superare la crisi finanziaria ma di diventare un imprenditore di successo. «Era giunto il momento di pagare i debiti che avevo accumulato»; dice senza imbarazzi, «e mi sono messo a cercare delle scorciatoie, accorgendomi ben presto che esisteva una letteratura sconfinata, soprattutto negli Stati Uniti, su come diventare ricchi in poco tempo, sulla psicologia del denaro. Per gli americani la relazione col denaro è una cosa normalissima: ne parlano a tavola, coi figli, ci sono associazioni che sviluppano l'imprenditoria giovanile e aiutano le persone che vogliono creare dal nulla un'impresa. Da noi di tutto questo non c'è traccia. Il primo libro sul denaro  visto in questa prospettiva è stato il mio, uscito sette anni fa, “I soldi fanno la felicità”, un caso editoriale: 120mila copie vendute con numerosissime ristampe. Il libro di economia più venduto in Italia». Dunque si può imparare a smettere di essere poveri e indebitati? «Il principio è questo: se una persona ottiene risultati apprezzabili in un qualunque campo, questi risultati sono replicabili utilizzando la medesima psicologia  e  con metodologie simili». Ma davvero è questa la chiave per arricchirsi? Per la mia esperienza assolutamente sì. È una po' come imparare a sciare. Prima di inforcare gli sci e tuffarmi giù per una montagna  devo pensare di poterlo fare, in secondo luogo devo trovare qualcuno che mi insegni oppure, in alternativa, guardare degli sciatori provetti e poi imitarli. Questa è un  po' la base di tutto...». Non le sembra di semplificare troppo? «In effetti esiste un grande ostacolo da superare: molti, io per primo, vengono da una famiglia povera o con pochi mezzi e quindi imparano e applicano il modello dell'ambiente in cui sono cresciuti. Risparmia, vai a scuola, studia, impegnati, trova il posto fisso, comprati la casa. Un sistema che andava bene per i miei nonni, ma oggi non funziona più. Soprattutto dopo il 1971 quando il dollaro venne sganciato dall'oro». Addirittura? «Già, la fine degli accordi di Bretton Woods ha trasformato la moneta, vale a dire della carta garantita dall'oro, in valuta. Carta che dietro non ha nulla, se non la fiducia delle persone che se ne servono. Da allora in poi si sono creati   fenomeni che prima non erano possibili: l'indebitamento dei Paesi, un'economia drogata dall'eccesso di leva finanziaria». Ma tutto ciò cosa c'entra con la possibilità di diventare ricchi? «Se il mondo è cambiato attorno a noi ma io continuo a utilizzare il modello dei miei nonni non farò mai successo. Se lavoro come dipendente finirò per soffrire perché il mio potere d'acquisto è crollato, un lavoro solo non basterà più, dovrò farne un secondo. Purtroppo la maggior parte di noi è rimasta ancorata a un modello di creazione della ricchezza e del denaro fermo agli anni Settanta e Ottanta. Non c'è che un rimedio: adattarsi al cambiamento che è  veloce e irreversibile». Tutto ciò per dire cosa non esiste più. Ma quali sono i segreti per ragionare in maniera diversa e porsi nella prospettiva di diventare ricco o almeno provarci? «Il primo segreto è rendersi conto che bisogna sviluppare una cultura finanziaria. Se il 97% delle persone è povera o nella migliore delle ipotesi appartiene al ceto medio vuol dire che quanto si dice loro a proposito dei soldi è sbagliato. Bisogna leggere, documentarsi, seguire corsi di formazione»  Detto così pare semplice... «È semplice il principio di fondo. Come le informazioni sul cibo sbagliate fanno ingrassare, le informazioni finanziarie sbagliate  fanno dimagrire il portafoglio. Il secondo  segreto è cercare un mentore  da cui apprendere un modello a cui ispirarsi». Ma secondo lei la ricchezza cos'è? «Una persona può definirsi ricca quando ha uno stile di vita appagato dalle  entrate automatiche...». Entrate automatiche? «Quando ho 3000 euro che mi entrano in tasca ogni mese senza dover lavorare tutto il giorno per produrli posso definirmi ricco. Insomma, non bisogna per forza essere dei Bill Gates. Può essere sufficiente creare anche una piccola azienda  capace però di dare un reddito automatico.  Oppure diventare un investitore barattando  conoscenze tecniche o denaro in cambio di soldi. Ad esempio posso acquistare una casa e affittarla. I soldi che mi entrano generano un'entrata automatica.  Ma anche attività discusse come il network marketing. Sono moltissime le aziende che stanno decidendo di non vendere  più i loro prodotti attraverso la grande distribuzione ma col passa parola. La creazione di una rete di passa parola può essere una iniziativa  semplice da cui ottenere però una discreta entrata automatica. Il modello è quello di aziende che vendono  integratori o prodotti per la casa e fattura come la Amway che fattura 10 miliardi di dollari o Erbalife che ne fattura 5, ma ce ne sono tantissime in molti settori. Con un microinvestimento posso diventare un imprenditore, far partire un business con poche centinaia di euro». Ma lei, personalmente, come ha iniziato? «Mentre  avevo la mia aziendina di software ho sviluppato due attività diverse. Una basata sul  trading in Borsa con le opzioni e l'altra sugli stralci immobiliari: acquistavo le case prima che  arrivassero all'asta». Con l'aria che tira sono due attività ancora praticabili? «In questo momento la strada per diventare autonomi col trading è percorribilissima. Non prima però di aver seguito un adeguato  periodo di formazione e aver compiuto gli inevitabili errori. Il business degli stralci immobiliari addirittura vive il periodo più favorevole degli ultimi 10 anni. In questo momento le banche sono gonfissime di immobili di cui si devono liberare prima possibile e limitano le loro pretese». Ma questo, in pratica cosa comporta? «Si riesce a comprare immobili anche al 50 o 60 per cento di sconto con l'obiettivo di guadagnarci   rivendendoli poi a un prezzo comunque inferiore a quello di mercato». Ci spiega come funziona lo stralcio immobiliare? «Si tratta in pratica di trovare l'accoro fra la banca e il debitore che non riesce più a pagare il mutuo, ad un prezzo equo. In modo poi da poter rivendere l'immobile con un piccolo margine». Un'attività complessa?  «Decisamente no, la parte difficile non è trovare un accordo che soddisfi tutti. Il difficile è trovare il debitore. Talvolta  si tratta di extracomunitari tornai al loro Paese d'origine.  La banca è disposta a trovare un accordo  perché in caso contrario  impiega  sette anni a recuperare i soldi. Così  accetta anche il 40-50 per cento sul valore dell'immobile. Le banche sono letteralmente gonfie di possibili stralci. Sto pensando di costituire una società che si occupi proprio di queste operazioni, e di quotarla in Borsa entro giugno».  

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