(Adnkronos) - Al centro dell'attenzione, all'inizio del quinto anno di crisi, una riflessione sul futuro del capitalismo, al centro nel mondo di forti critiche e contestazioni per gli effetti negativi prodotti dalla recessione. "E' un dato per il quale stanno tuttora soffrendo sia le grandi societa' finanziarie colpevoli di comportamenti deviati, sia le banche e le industrie prive di colpe - si legge nella presentazione dell'incontro - L'opinione pubblica ha messo sullo stesso piano banche e societa' finanziarie, imprese di produzione e di servizi, aziende non solo di grande, ma anche di piccola e media dimensione. Questo sentimento si e' andato diffondendo sulla base sia di spinte razionali sia di impulsi irrazionali". "Il risultato e' che il mondo del business ha perso legittimita' e la conseguenza e' spesso che i politici, colpiti in Italia da una gravissima crisi di credibilita', hanno cavalcato l'onda emotiva dell'opinione pubblica tendendo a stringere i freni della liberta' economica e di iniziativa. Una soluzione certamente positiva quando mira al contrasto di pratiche illecite, ma fortemente negativa quando condiziona negativamente le attivita' legittime e lecite". "Nel dibattito apertosi in tutto il mondo sul futuro del capitalismo sta prendendo forma una nuova visione: economia di mercato, profitto e dimensione sociale devono combinarsi virtuosamente abbandonando antagonismi ormai fuori dalla storia. Tutto cio' perche' la competitivita' dei sistemi produttivi locali (imprese, banche e lavoro) e il benessere delle comunita' circostanti sono strettamente interconnessi - spiegano da Confindustria - Allo stesso tempo imprese, istituti di credito, comunita' e territori necessitano di scelte responsabili e di politiche pubbliche capaci non solo di regolare in modo adeguato, ma anche di promuovere l'imprenditorialita', la liberazione delle sue potenzialita' e un intelligente ricorso alle molte opportunita' offerte dalle interconnessioni globali del mercato".




