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Arrivano le vacanze, aumenti a raffica della benzina

L'accusa del Codacons: compagnie speculano sulle partenze degli italiani

Matteo Legnani
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Certo, c'è (di nuovo) la crisi in Iraq. E, certo, la Libia resta sempre la polveriera che è diventata da quando Gheddafi è stato fatto fuori. Ma le associazioni dei consumatori, Codacons in testa, lanciano un'accusa ben precisa. Che con l'arrivo dell'estate, dei "ponti" al mare e delle ferie vere e proprie, le compagnie petrolifere ne approfittino per alzare il prezzo dei carburanti. Le punte in alcuni distributori sono arrivate a 1,910 euro al litro per la benzina, 1,798 euro/litro per il gasolio e 0,767 euro per il Gpl. Con medie nazionali che sono di 1,853 euro al litro per la "verde", 1,749 per il gasolio e 0,755 per il gas. "Sono i soliti rincari estivi applicati prima delle partenze degli italiani per le ferie" accusa il presidente del Codacons Carlo Rienzi su "Il Giornale". Eni, nelle scorse ore, ha scelto di aumentare di 0,5 centesimi il gpl e a ruota si sono mosse Tamoil e Shell con un centesimo in più su benzina e diesel, e Esso con 0,5 centesimi in più su entrambi i prodotti. A giustificare i sospetti dei consumatori c'è il fatto che il petrolio venga acquistato grazie a contratti, detti futures, stipulati in anticipo rispetto all'arrivo dei barili proprio per "mettere al sicuro" le compagnie petrolifere dalle crisi internazionali come quella che si sta registrando in Iraq, e i cui effetti sul prezzo della banzina non dovrebbero sentirsi immediatamente. Codacons, Federconsumatori e Adusbef additano anche il giorno "più nero" per fare rifornimento alla propria auto: il venerdì estivo, quello tradizionalmente scelto per le partenze sia da chi va via per il week-end sia da chi parte per vacanze più lunghe.

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