Palermo, 11 ago. - (Adnkronos) - "Ancora una volta assistiamo a una impugnativa che falcidia qualsiasi tentativo di attenzione nei confronti dello sviluppo di questa Regione. La decisione del commissario dello Stato, Carmelo Aronica, di impugnare l'articolo 75 della finanziaria regionale che modificava i criteri di quantificazione dei canoni di estrazione, infatti, è l'ennesima dimostrazione di come siano sempre le imprese ad essere penalizzate con il rischio che vengano fatte scappare le aziende già operanti nell'isola e bloccati gli investimenti futuri". A dirlo sono gli operatori regionali delle cave, che, attraverso le proprie associazioni di categoria (Assomarmi Trapani, Consorzio pietra lavica, Consorzio Perlato di Sicilia), esprimono il proprio dissenso nei confronti della bocciatura di una norma che, per come era stata proposta dal Governo ed approvata dall'Assemblea regionale siciliana, avrebbe mitigato "l'eccessiva onerosità dei canoni di estrazione delle cave". Inoltre, secondo il cartello di associazioni l'articolo impugnato dal prefetto Aronica poneva rimedio alla "farraginosità e alla scarsa chiarezza delle attuali procedure di quantificazione del canone. La norma, senza alcun onere a carico della Regione - concludono le associazioni - avrebbe ridato fiducia a un settore che dà lavoro a circa 10mila persone e che sta tentando affannosamente di uscire dalla crisi". Da qui la richiesta al commissario dello Stato di "rivedere la propria posizione".




