Libero logo

Salvini sfida Saviano e toghe: "Lo riquerelo. Se l'avessi detto io..."

venerdì 17 aprile 2026
Salvini sfida Saviano e toghe: "Lo riquerelo. Se l'avessi detto io..."

2' di lettura

Tra Roberto Saviano e Matteo Salvini la battaglia in tribunale non è ancora finita. E dopo l'assoluzione per lo scrittore, che aveva definito il leader della Lega "ministro della malavita", il Capitano parte al contrattacco.

"Auguro lunga vita a Roberto Saviano, però lo riquerelo. Così ci sarà un giudice che distingue tra libertà di critica e insulto", ha annunciato Salvini intervenendo a Diretta Lombardia, su Telelombardia. "Saviano ha detto che ero il ministro della malavita e il giudice ha detto che poteva dirlo tranquillamente - ha ribadito -. Allora, uno può criticare Salvini. Non è capace, sbaglia qui, sbaglia là, errori se ne fanno tutti i giorni. Però, come ministro dell'Interno prima e anche oggi, da ministro delle Infrastrutture combatto contro mafia, camorra e 'Ndrangheta". 

"Dopo la sentenza di ieri, chiunque può dire di un ministro che è un ministro della malavita - aggiunge quindi il segretario leghista a Radio Libertà -. Se lo avessi fatto io con un politico di sinistra mi avrebbero portato via direttamente, senza nemmeno la condanna. La differenza è che se Saviano domani verrà in piazza Duomo non avrà alcun problema, al contrario di quel che succede ai nostri militanti, anche ai gazebo, al lavoro, che vengono insultati e anche aggrediti". 

Roberto Saviano, definì Salvini "ministro della malavita": assolto

Definì Matteo Salvini "ministro della malavita": assolto lo scrittore campano Roberto Saviano, su cui p...

Da sinistra invece applaudono all'assoluzione di Saviano: "Ha vinto la libertà di opinione e di parola, quando la parola è strumento per raccontare e interpretare la realtà", scrive su Facebook Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e leader di Sinistra italiana. "Vince la libertà di parola, peraltro, proprio nel giorno dello sciopero dei giornalisti, ancora in lotta per vedersi rinnovare il contratto e riconoscere i diritti e la piena dignità. Condizione ormai sempre più complessa in un'Italia che non rispetta chi lavora".