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Def: debito al 130%

Il consiglio dei ministri vara il documento economico: ecco tutti i dati

Lucia Esposito
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  Eccoli gli ultimi numeri del disastro Monti. Un fallimento totale da parte dell'uomo che avrebbe dovuto salvare l'Italia e che, invece, se possibile l'ha ulteriormente affossata. Il consiglio dei ministri ha varato il Documento di economica e finanza 2013 e i dati sono terrificanti. Ecco le principali stime. Il debito pubblico, soprattutto. Salirà al 130% sul Pil nel 2013, non è mai stato così alto. Poi dovrebbe scendere al 129% nel 2014 e poi passerà al 125,5% nel 2015. Il deficit si attesterà al 2,9% nel 2013 3 per arrivare all'1,8% nel 2014 e all'1,5% nel 2015, mentre l'avanzo primario sarà al 2,4% del Pil nel 2013 (al 3,8 nel 2014 e al 4,3 nel 2015). Ma Monti si difende "In materia di finanza pubblica la credibilità si acquista a caro prezzo, lentamente e si può perdere rapidamente: dopo la crisi del 2011 il risanamento del bilancio è avvenuto, il disavanzo è sotto il 3% ed è stato centrato l'obiettivo del bilancio in pareggio in termini strutturali". Lo dice Mario Monti, aggiungendo che "a maggio L'Italia speriamo esca dalla lista dei Paesi con problemi di finanza pubblica".  Una dichiarazione che arriva proprio nel giorno in cui la commissione europea dice che l'Italia contagi altri Paesi della zona euro Faccia di bronzo - Ma Monti si pavoneggia, ancora crede che gli italiani si bevano le sue lezioncine e, in conferenza stampa, dice che il suo governo ha cominciato ad aggredire una crisi che "prima veniva negata".  Sostiene che senza il suo governo sarebbe andata anche peggio.   "Le ipotesi fatte nel def sono  molto caute. Il che significa che la crecita può essere più elevata di quella prudenzialmente indicata nel documento". E ancora: "Abbiamo ritenuto che non sarebbe stato istituzionalmente corretto che questo governo in carica per le pratiche correnti presentasse iniziative di vasto respiro. Questo è un documento ad assetto costante". Poi scarica la responsabilità sul governo che verrà (quando verrà?): "La direttrice del Def persegue l'obiettivo di "mantenere il pareggio di bilancio e rispettare gli obblighi sul debito pubblico. Sarà il nuovo governo a presentare un'agenda di riforme per il medio periodo, completando il Pnr e il programma di stabilità. Il Dpef è un work in progress, un contributo che noi crediamo sia particolarmente utile in una fase in cui i partiti si confrontano sui programmi". Indica la strada a chi verrà: "La strada per riprendere la crescita è quella delle riforme strutturali.Per avviare la crescita, noi- ha   detto- abbiamo avviato le riforme strutturali, non tutte perchè poi   c'è stato un prendere le distanze dei partiti in Parlamento”. Gli altri numeri - Non solo debito pubbico e deficit nel documento si fa riferimento anche alla pressione sulla pressione fiscale, e anche qui i numeri non promettono niente di buono: al 44,4% del Pil nel 2013 (registrando uno 0,4% in più rispetto al 2012) per scendere nel 2014 al 44,3% e nel 2015 al 43,4%. Quanto al gettito Imu, complessivamente è prevista una entrata di 23,8 miliardi per ciascuno degli anni 2013 e 2014: 4 miliardi dall'abitazione principale e 19,8 dagli altri immobili per ciascun anno. Dal 2015 in poi il gettito dagli altri immobili (esclusa la prima casa) si dovrebbe attestare a quota 11,5 miliardi. Dal miglioramento dello spread sono previsti 7,7 miliardi di riduzione della spesa per interessi nel 2015; spesa per interessi che complessivamente sarà (rispetto al Pil) del 5,3% nel 2013, del 5,6% nel 2014 e del 5,8% nel 2015. La spesa pubblica totale (comprensiva della spesa per interessi) nel 2013 cresce dello 0,4% rispetto al 2012 raggiungendo il 51,1% del Pil (nel 2014 scende al 49,8% e nel 2015 al 49,4%). Cala la spesa per investimenti fissi: dall'1,9% del 2012 all'1,8% del 2013 e poi all'1,7% negli anni successivi. Dalle due fasi della spending review circa 30 miliardi di risparmi nel periodo 2012-2015.  

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